La lunga estate calda dell’emergenza migranti continua. Il governo spagnolo è con il fiato sospeso in vista del 15 agosto, quando, almeno stando agli appelli circolati sui social, potrebbe verificarsi una nuova, imponente ondata verso le exclave spagnole in Marocco. E se nei giorni scorsi l’attenzione era concentrata soprattutto su Ceuta, ora l’allarme sembra riguardare in particolare Melilla. C’è poi chi alza le barricate e chi è pronto ad aprire le porte, ma solo in uscita. La premier danese Mette Frederiksen ha evocato persino la chiusura delle frontiere. La Germania, intanto, ha confermato la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia dei migranti per i quali il nostro Paese risulta responsabile in base alle regole di Dublino. Di rovente, insomma, non c’è solo il clima.
Dopo il ministro degli Esteri, ieri a Ceuta è arrivata la ministra della Difesa spagnola, Margarita Robles, che ha disposto la revoca di tutti i permessi per il personale militare di stanza nella città autonoma. Oggi toccherà al ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, che presiederà una riunione con i comandanti della Polizia nazionale e della Guardia Civil. Madrid non vuole farsi trovare impreparata, anche perché la "profezia" dei social potrebbe sbagliare di qualche giorno. Continua, nel frattempo, il dialogo con il Marocco. Rabat ha rafforzato la sicurezza alle frontiere e rivolto un appello ai giovani affinché non si lascino trascinare dalle campagne online che incitano a una nuova migrazione di massa, questa volta soprattutto verso Melilla.










