Le parole di Frederiksen arrivano in un contesto già molto teso tra Italia e Spagna. Tra il 30 e il 31 luglio circa 70 mila persone sono entrate a Ceuta dal Marocco. Il governo italiano ha risposto sospendendo temporaneamente gli accordi di Schengen con Madrid e a reintroducendo controlli alle frontiere aeree e marittime, ufficialmente per monitorare la pressione migratoria sul proprio territorio. La Spagna ha reagito chiedendo la revoca immediata della misura e, dopo il mancato accordo, ha varato controlli reciproci sui viaggiatori in arrivo dall'Italia: nei primi giorni di applicazione sono state identificate oltre mille persone negli scali spagnoli. Il braccio di ferro si è ulteriormente inasprito ieri, martedì 11 agosto, quando il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, parlando da Ceuta, ha attaccato direttamente la linea del governo Meloni, definendola una scelta "legata a esigenze elettorali interne" più che a un'effettiva emergenza migratoria. Albares ha rivendicato l'efficacia della gestione spagnola, sostenendo che i movimenti secondari di migranti dalla Spagna verso l'Italia riguardino una quota minima degli arrivi, e ha garantito che chiunque entri irregolarmente a Ceuta o Melilla sarà rimpatriato in Marocco. Sul fronte italiano, il vicepremier Matteo Salvini ha replicato puntando il dito sulla tenuta dei confini spagnoli in vista del 15 agosto, data indicata da alcuni servizi di intelligence come possibile nuovo momento critico. In mezzo, la Commissione europea ha invitato le parti a considerare i controlli come misure temporanee, ribadendo che la sicurezza delle frontiere esterne dell'Unione non può dipendere da una singola scadenza, ma richiede un impegno costante.
Migranti, dopo Ceuta la Danimarca avverte l'Europa: "Pronti a chiudere le frontiere in caso di nuova ondata"
La premier Mette Frederiksen è intervenuta al Parlamento di Copenaghen nel dibattito urgente sull'exclave spagnola










