L'Editoriale

Mercoledì 12 Agosto 2026

MONDO. Per molti decenni è bastato pronunciare la parola Occidente per evocare un sistema di valori, un modello economico, una cultura politica.

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Era un’idea prima ancora che una geografia: democrazia liberale, stato di diritto, libertà individuali, innovazione scientifica, crescita economica, mobilità sociale. Pur non essendo un mondo perfetto, rappresentava un punto di riferimento al quale guardavano milioni di persone. Oggi quel concetto appare sempre più sfumato. Non perché quei valori siano improvvisamente scomparsi, ma perché il mondo è cambiato con una velocità che le nostre categorie interpretative non riescono più a seguire. La globalizzazione ha unito mercati, tecnologie e conoscenze come mai era accaduto nella storia. Allo stesso tempo, però, ha moltiplicato le fratture. Assistiamo a un paradosso: più il pianeta è interconnesso, più cresce la frammentazione politica, economica e culturale. Guerre che sembravano appartenere al Novecento tornano a occupare il centro della scena; nuove potenze ridefiniscono gli equilibri internazionali; il peso economico si distribuisce in modo molto diverso rispetto a pochi decenni fa. Anche il primato tecnologico non è più un’esclusiva occidentale. L’innovazione nasce ormai in molte aree del mondo, i capitali si muovono senza confini e le filiere produttive attraversano continenti. Parlare di un «centro» e di una «periferia» appare sempre meno convincente.