di
Ernesto Galli della Loggia
Il declino innescato dalla globalizzazione si intreccia con la paralisi del nostro sistema politico. Un mondo morale finisce
La storia sta presentando il conto al sistema politico italiano. Da qui lo sfilacciamento dei suoi partiti e delle loro alleanze, il vuoto programmatico che dura da anni, l’inconsistenza della classe politica e, insieme, l’impossibilità di una leadership stabile appoggiata da maggioranze coerenti; da qui anche la condizione di crisi del Paese. Se vogliamo capire le cause profonde di tutto questo, dobbiamo volgere lo sguardo al passato. Tutto è iniziato con una coincidenza cronologica. Il sistema politico della prima Repubblica entra in crisi e si disintegra agli inizi degli anni Novanta del Novecento. Nello stesso momento in cui avviene una svolta decisiva a livello mondiale: quando cioè il sistema democratico occidentale a guida americana, superata vittoriosamente la sfida comunista, entra a vele spiegate nella via della globalizzazione. Quel sistema, però, non sa ancora la sorte infelice che questa gli riserva. La globalizzazione, infatti, sarà l’inizio di una drammatica trasformazione dell’Occidente. A causa soprattutto dell’ascesa della Cina, l’Occidente perde l’egemonia che esso aveva di fatto sull’intero sistema planetario: dall’industria pesante a quella leggera, dallo sfruttamento delle materie prime ai mezzi di comunicazione, alle apparecchiature elettroniche, agli armamenti. Pure nella ricerca scientifica, soprattutto nell’innovazione tecnologica, molto spesso esso perde il primo posto che un tempo era il suo.








