Roma, 28 giugno 2026 – Lo scacchiere politico occidentale, anche solo vent’anni fa, difficilmente avrebbe saputo prevedere i cambi di paradigma, di figure e le ideologie (se così possono ancora chiamarsi) che si sarebbero affacciate nelle nostre democrazie nel giro di pochi anni. Nuovi autoritarismi, sinistre radicali, populismi e nazionalismi di destra: tutto, oggi, sembra rinnegare quell’idea liberale su cui l’Occidente ha fondato un progresso sociale ed economico che andavano avanti dal secondo dopoguerra. Ma se l’analisi dei fatti è ormai lucida, più fumose sono le ragioni di e dunque degli antidoti politici alla deriva a cui assistiamo. Da queste premesse parte il nostro viaggio a puntate nella crisi delle democrazie liberali, alla ricerca di una chiarezza che da tempo sembra perduta.

La crisi politica dell’Occidente non nasce soltanto dal fallimento della Terza via, del globalismo liberista e della stagione nella quale le sinistre hanno creduto di poter sostituire il conflitto sociale con i diritti individuali, il lavoro con il consumo, la comunità politica con il mercato globale. Questa lettura contiene una parte di verità, ma diventa pericolosa quando si fa nostalgia: se la diagnosi è che le democrazie liberali sono entrate in crisi perché sono state troppo liberali, la cura finirà per essere meno libertà e più Stato. È il terreno, questo, sul quale, però, le destre illiberali vincono.