Non una macchina perfettamente centralizzata, ma un sistema capace di assorbire gli shock, sperimentare diverse letture degli eventi e ricomporle in una narrazione coerente. Un nuovo studio del Nato Strategic Communications Centre of Excellence ricostruisce l’architettura della propaganda interna russa, dal ruolo di Telegram alla gestione delle perdite, passando per Kursk, l’attacco al Crocus City Hall, il 9 maggio e il ritorno di Donald Trump
Non cosa racconta la propaganda russa, quanto come arriva a raccontarlo. È da questa distinzione che parte Crisis, Control, Crusade: Russia’s Propaganda Architecture, il nuovo rapporto preparato e pubblicato dal Nato Strategic Communications Centre of Excellence di Riga. Il documento, pubblicato nell’agosto 2026, precisa peraltro che le analisi contenute non rappresentano le opinioni o le politiche della Nato.
La tesi di fondo è meno lineare di quanto possa suggerire l’immagine tradizionale della “macchina propagandistica” del Cremlino. Il sistema informativo russo descritto dai ricercatori non è né monolitico né onnipotente. È diventato, piuttosto, un ecosistema adattivo e segmentato, che nelle fasi di incertezza tollera contraddizioni, ritardi e una certa pluralità di versioni, prima di ricondurle entro una cornice più stabile. La sua resilienza, osservano gli autori, dipende meno dalla coerenza ideologica dei singoli messaggi che dalla capacità di governare l’incertezza e mantenerla entro confini politicamente gestibili.









