Da oltre un decennio, la guerra dell’informazione digitale condotta dalla Russia segue uno schema ben noto. Sui social vengono diffuse narrazioni coordinate, amplificate poi da siti di fake news e “fabbriche di troll”, per poi essere “riciclate” da figure complici del Cremlino in occidente, influencer e media marginali fino a farle apparire come notizie credibili alla fine di un ciclo tossico dell’informazione. La tattica scelta dal Cremlino dipende dal target e dall’obiettivo: a volte è convincere milioni di persone a credere alla propaganda russa; altre, in particolare durante le operazioni di influenza, lo scopo è inondare lo spazio informativo con così tante storie contraddittorie che le persone rinuncino a cercare di capire cosa sia vero.
Questo copione è stato utilizzato per interferire nelle elezioni in Europa, negli Stati Uniti e in tutto il mondo, per attaccare i giornalisti che indagano sulle operazioni russe e sulla corruzione, e per nascondere le invasioni, i crimini di guerra e le atrocità del Cremlino. [Qui avevamo smontato le principali fake news diffuse sull’Ucraina, qui invece, relativamente all’Italia, avevamo ricostruito come alcuni personaggi pubblici legittimassero la propaganda russa nel dibattito pubblico italiano, qui ancora avevamo decostruito le strategie e tattiche della guerra ibrida russa contro l’occidente].









