Il braccio di ferro politico di agosto 2026 non si consuma né nelle aule parlamentari né nelle piazze, ma scorre sul terreno instabile e vorticoso dei social network. La contrapposizione tra Carlo Calenda e Roberto Vannacci riaccende con forza il dibattito sulla propaganda digitale, sull’impiego delle intelligenze artificiali e sull’ombra, sempre evocata, dell’influenza russa nel discorso pubblico italiano. Una contesa che conferma come l’estate non rappresenti più una tregua per la politica, bensì l’estensione a pieno regime di una campagna elettorale permanente.
A innescare la polemica è stato il leader di Azione, Carlo Calenda, che ha sferrato un attacco frontale all’ex generale Roberto Vannacci. Calenda lo accusa di gonfiare il consenso con “like da bot russi” e di ricorrere in modo massiccio all’intelligenza artificiale per alimentare la propria macchina propagandistica. Una critica in linea con posizioni già espresse nei mesi scorsi, quando il leader centrista aveva definito il capo di Futuro Nazionale un fattore di rischio per la democrazia, attribuendogli vicinanze agli interessi di Mosca.
I numeri raccontano un’estate tutt’altro che sonnacchiosa. Secondo un’analisi pubblicata da il Giornale, Vannacci mantiene una media di 2,8 post al giorno; Calenda rilancia con un ritmo ancora più serrato, attestandosi su circa 4,1. Cifre che certificano l’obbligo, per gli attori politici contemporanei, di presidiare in modo continuo i feed per non arretrare nel gioco degli algoritmi e non lasciare campo agli avversari.








