Un’inchiesta di Occrp mette in luce l’infrastruttura che indirizza il traffico di Telegram. Al centro c’è Vladimir Vedeneev, ingegnere russo legato a società che hanno lavorato con apparati sensibili di Mosca. Le informazioni disponibili portano a non pochi interrogativi sulla sicurezza dei metadati
La reputazione di Telegram si è costruita sulla promessa di offrire uno spazio di comunicazione più protetto rispetto alle piattaforme tradizionali, capace di resistere alle pressioni dei governi e di tutelare utenti, oppositori, media indipendenti, comunità politiche e canali informativi. È anche per questo che il servizio fondato da Pavel Durov è diventato, negli anni, una delle infrastrutture digitali più rilevanti nello spazio post-sovietico e poi ben oltre, fino a superare, secondo quanto rivendicato dallo stesso fondatore, il miliardo di utenti mensili.
L’inchiesta
Il punto sollevato da una nuova inchiesta dall’Organized Crime and Corruption Reporting Project (Occrp) riguarda la strutturazione della struttura dell’ecosistema Telegram: la rete, i server, gli indirizzi IP, i router, cioè l’infrastruttura attraverso cui passa il traffico della piattaforma. Secondo l’indagine, una società riconducibile all’ingegnere russo Vladimir Vedeneev, Global Network Management, controllerebbe migliaia di indirizzi IP utilizzati da Telegram e avrebbe un ruolo nella manutenzione dei suoi server. Documenti giudiziari citati dall’inchiesta mostrerebbero inoltre che Vedeneev aveva accesso ad alcuni server della piattaforma e facoltà di firmare contratti per conto di Telegram.






