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Stando a quanto emerge dalle chat utilizzate dalla Procura, il 20 aprile 2026 Valter Lavitola avrebbe inviato a Sigfrido Ranucci una bozza di domande da sottoporre agli elettori per un sondaggio sulla possibile discesa in politica del giornalista di Report. Sondaggio che mirava a «pesare» la popolarità di Ranucci, e che sarebbe stato stilato anche con la supervisione di due importanti firme del giornalismo italiano: Paolo Mieli e Stefano Cappellini, i quali però in quel momento non erano consapevoli che quelle domande servissero a testare un’eventuale candidatura del conduttore, poiché il nome era «coperto».
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Lo stesso Ranucci avrebbe poi dato un «apporto» alla composizione del questionario: il gip infatti scrive che dalle conversazioni dei due «si desume come il conduttore fosse stato convinto dall’amico a dare il proprio apporto al sondaggio che sarebbe servito a Lavitola per lanciare la candidatura di Ranucci alle prossime elezioni». Tanto che il giornalista, dopo aver visionato il questionario, avrebbe anche detto a Lavitola, il giorno successivo, 21 aprile, che «andava integrato» e, nei giorni seguenti, che andava «fatto bene, altrimenti non serve».














