Il terzo uomo della sinistra lo stava cercando Lavitola. Doveva lanciare Ranucci in politica, era pronto a fargli una sorpresa, una bomba. In tutti i sensi. Lavitola è stato arrestato ma oggi resta quel sondaggio con le domande assemblate da Stefano Cappellini, che oggi guida Repubblica (insieme a Paolo Mieli, nessuno scandalo). Resta l’oste che è amico di politici e che cucina anche in redazione. Resta il fastidio di Conte e Schlein per quel sondaggio, e resta il tema della successione a Ranucci. Stanno arrivando i Ranucci di Ranucci. L’autocommissariamento di Report, di cui scrivono da giorni, per primo il Messaggero, e Giornale, è stato pianificato con questo documento che si pubblica per intero e che la comunità di Report definisce “un falso”. A leggerlo è l’opera più rigorosa che Report ha finora confezionato. E’ un testo di autodisciplina di cui Report dovrebbe perfino vantarsene. Innanzitutto la premessa, la conferma di Report come zona franca della Rai. Si scrive: “Nel panorama giornalistico italiano Report è uno degli ultimi presidi di libertà e di indipendenza. Il nostro metodo e la nostra organizzazione di lavoro, non ha paragoni in nessun’altra testata o redazione nazionale: la possibilità di scegliere in autonomia un argomento di inchiesta, di svilupparla per mesi e, una volta trovati tutti i riscontri e fatte tutte le verifiche, mandarla in onda senza censure preventive è ormai un lusso che pochissimi giornalisti possono permettersi in Italia”.Sono gli stessi giornalisti a parlare per la prima volta di “lusso”, una libertà incondizionata che smonta di fatto il racconto di una Report assediata. Si continua: “Questa è l’unicità di Report che dobbiamo difendere a ogni costo. Il giornalismo investigativo, che indaga e mette in discussione il potere senza limiti e senza censure o autocensure, è una delle basi essenziali delle democrazie moderne occidentali: spegnere o, peggio, normalizzare Report significa dunque indebolire anche la democrazia del nostro Paese”. Siamo all’idea che chi attacca Report, attacca il Paese, che Report misura il tasso di libertà. Nel testo si fa appello al rigore: “Da giorni Report è vittima di attacchi violentissimi che seguono tuttavia un disegno delegittimante in atto da diversi anni. Il modo migliore per rispondere a questa campagna di discredito e di destabilizzazione della nostra identità è continuare a fare il nostro lavoro con ancora più rigore, ancora più indipendenza, ancora più professionalità. Obiettivo che si può raggiungere solo con il massimo contributo da parte di i componenti di questa redazione: filmaker, montatori, produzione, redattori, autori e inviati”. Si parla di fase di emergenza e di modifica di struttura interna: “Per questa ragione, per la durata di questa fase di emergenza, proponiamo di modificare la struttura interna del programma allo scopo di rendere più partecipate, più condivise e più coordinate le prossime scelte editoriali in questo modo”.Segue uno schema di massima: “Coautori. Si chiede di affiancare al conduttore di Report due coautori che abbiano il compito di interfacciarsi quotidianamente con il resto della redazione. I coautori devono essere un tramite per i vari reparti della redazione, per il coordinamento editoriale e il comitato di redazione. Cristallizzare questo principio è la base per un nuovo corso che non viva più di relazioni personali bilaterali”. E’ la comunità di Report a parlare di relazioni personali bilaterali…”. Si delinea una struttura, ed è questa: “Comitato redazionale: organismo vitale per il funzionamento quotidiano della redazione sarebbe il Comitato Redazionale rappresentativo di tutti i reparti del programma, di cui facciano dunque parte la produttrice esecutiva del programma, rappresentanti degli inviati, il coordinatore/coordinatrice della redazione, un/una responsabile dell’area web, un/una responsabile delle segnalazioni, il capo editor del montaggio, il coordinatore dei filmaker”. La parte più sensibile riguarda il “Coordinamento degli inviati”. Ecco, il paragrafo: “È necessaria la creazione di un coordinamento formato dagli inviati/autori e dal coordinatore/coordinatrice della Redazione (la figura che deve avere contezza quotidiana tutti i processi redazionali e dello stato di avanzamento dei pezzi). La sua funzione è condividere le proposte delle inchieste in corso, il loro sviluppo, socializzare informazioni e opinioni finalizzate alla definizione della linea editoriale insieme al conduttore e ai due coautori. Il coordinamento degli inviati dovrebbe essere convocato con una cadenza regolare e costante nel corso della stagione”. L’ultima parte è dedicata ad “assemblee plenarie” perché, scriverebbero i giornalisti di Report: “È necessario istituzionalizzare la convocazione periodica di assemblee plenarie, a cui partecipino tutti i reparti di Report allo scopo di confrontarsi su criticità ed eventuali proposte. Ancora più rigore, ancora più indipendenza, ancora più professionalità. Come dimostrano gli esiti giudiziari delle querele subite, gli standard di verifica delle informazioni sui pezzi mandati in onda Report restano tra i più alti, all’interno delle redazioni giornalistiche italiane, ma negli ultimi tempi, a causa della velocizzazione dei tempi di produzione, abbiamo corso rischi eccessivi in alcune occasioni”.A parlare di “informazioni parziali” sarebbe sempre la comunità di Report. Scorriamo ancora: “Per questa ragione, va ripristinata proceduralmente una filiera interna rigorosa di controlli sui servizi prima della messa in onda per evitare errori o informazioni ‘parziali’. Allo stesso tempo è necessario ricordare che la missione di Report è indagare le dinamiche e le distorsioni del Potere, al di là del colore politico dei soggetti protagonisti”. Nella parte finale, la critica è rivolta a Ranucci, senza mai menzionarlo: “Per questa ragione riteniamo un danno per la credibilità del programma partecipare a manifestazioni elettorali, di partito e promossi da soggetti politici oppure rilanciare sui propri canali dichiarazioni di politici”. L’ascesa di Ranucci e oggi l’arresto di Lavitola sono da inserire in un menù: il primo piatto era la Rai, il secondo: era il giornalismo. Il dessert: era la costruzione di un leader. Il conto è quel sondaggio.