Il futuro politico di Sigfrido Ranucci era divenuta una sorta di ossessione per Valter Lavitola. Dalle carte dell’indagine della Procura di Roma emerge come l’imprenditore, ora in carcere perché accusato di essere il mandante dell’attentato al giornalista dell’ottobre 2025, già ben prima dell’azione dinamitarda stava ‘pianificando‘ una eventuale discesa in campo del conduttore di Report. Un progetto che, per i giudici, sarebbe proprio il movente dell’esplosione davanti casa di Ranucci. L’ex faccendiere e ristoratore non usa giri di parole quando nell’ottobre del 2024 scrive all’amico giornalista: “Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente“. Per poi aggiungere: “Allora ti avrebbe ceduto il posto”.

Di questi e tanti altri argomenti Lavitola sarà chiamato a rispondere nel primo confronto con i giudici dopo l’arresto. Mercoledì mattina comparirà in una saletta del carcere di Rebibbia davanti al gip nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia. Si tratta del primo snodo cruciale del procedimento dopo l’accelerazione culminata nella misura cautelare. Nell’interrogatorio non è escluso che l’arrestato possa avvalersi della facoltà di non rispondere – come avvenuto a luglio dopo la perquisizione domiciliare – e limitarsi a dichiarazioni spontanee. In quell’occasione l’ex editore respinse ogni addebito dicendosi “sconcertato” dell’accusa di avere progettato l’attentato dinamitardo. Di tutt’altro avviso gli inquirenti per i quali avrebbe compiuto l’attentato per “accrescere la popolarità di Ranucci” per lanciarlo in politica e puntare a Palazzo Chigi. E per ottenere, poi, dei vantaggi personali assicurandosi “un ruolo di primo piano“.