Sandro Corbino

A dispetto del rifiuto che molti dichiariamo, siamo tutti condizionati dalle ideologie. Sono strumenti insuperabili dell’operare. Mente chi se ne dichiara libero. Il più pragmatico dei pragmatici esprime anch’egli un’ideologia. Somigliano alla bussola del navigante. Utili, dunque. Epperò molto meno affidabili. Mancano di oggettività. Non muovono da riferimenti certi (le linee di forza del campo magnetico terrestre), ma nascono dai convincimenti che traiamo dalle nostre (limitate e modeste) dirette esperienze e da quelle (ben più estese, anche per verticale temporalità) che ci propongono osservatori dedicati, fallibili quanto noi, ma convergenti e plurali. Meritevoli, per questo, di maggior credito.

La “storia” non parla da sé, ma per bocca di chi si impegna a ricostruirla. Le riflessioni (nostre e altrui) che ne conseguono diventano un credo ideologico (una “fede”) orientante. Sono la bussola del nostro operare.

Tutte le fedi nascono da una storia. Dal rilievo che assegniamo ai precetti che le sostanziano (comandamenti di una divinità accettata, massime ricavate da una esperienza di successo, convincimenti di registrata larghissima condivisione). È di ogni evidenza il ruolo che la fonte vi svolge. Una fede di origine divina gode per definizione della speciale “autorità” di essa (Dio). Per il “credente”, l’ha di natura sua. Ed esige perciò sottomissione, scrupolosa (“religiosa” appunto) dedizione. Quelle di origine umana si legano invece (finché restano un fatto culturale) alla “autorevolezza” di chi le propone. Non si impongono. Vi aderiamo spontaneamente. Talora ci condizionano anche solo per la diffusa adesione che ricevono. Con due conseguenze. La prima è che esse diventano costume anche del “non credente”.