La “religione” progressista sacralizza ogni suo idolo, l’ultimo caso è quello della Murgia paragonata a un nuovo Cristo. E il Vaticano sembra la Cgil...di Antonio Soccilunedì 29 giugno 20264' di letturaLa “Sinistra” non è solo un insieme di partiti. È una “religione”. Come la nebbia avvolge ideologie diverse, salotti intellettuali e mass media, buona parte del mondo accademico e scolastico, sindacati, associazioni, tanti dipendenti e dirigenti pubblici e pure élite del mondo economico-finanziario. Ne fanno parte quello che Paul Ginsborg chiamava «ceto medio riflessivo» (i sessantottini imborghesiti nella benestante Ztl delle città) e il ceto clericale progressista che, dall’arrivo di Francesco («il leader della sinistra mondiale»), ha preso il potere in Vaticano. Uno degli obiettivi di questa “Sinistra” è la radicale laicizzazione dell’Italia vista come inevitabile «cambiamento d’epoca». È un tema complesso su cui ha scritto molto Augusto Del Noce, ma va segnalata una sua conseguenza curiosa: la tendenza a sacralizzare simboli, temi e personalità laiche (con una certa intolleranza peri non devoti), parallela alla forte desacralizzazione della Chiesa Cattolica da parte del ceto clericale oggi dominante. Alcuni episodi di cronaca sono emblematici. Prendiamo le recenti diatribe fra i finalisti del Premio Strega che hanno investito la figura di Michela Murgia, scrittrice e polemista scomparsa nel 2023.INTOCCABILE