«Se anche tu vedi passare una nave a questa distanza, cosa diresti?». Così commentava il transito di quel “gigante” del mare Daniele Fratantonio, una delle 9 vittime della strage della Torre Piloti di Genova. Il trentenne marinaio della Capitaneria di Porto il 21 luglio del 2012 aveva pubblicato sul suo profilo Facebook la foto della “città galleggiante” che sfiorava la torre di controllo del porto. Tredici anni dopo, gli uomini della Guardia Costiera e quelli del Corpo Piloti non hanno dimenticato quelle immagini, quel post e il disastro compiuto dal Jolly Nero, il mercantile della Compagnia Messina che alle 23,05 del 7 maggio 2013 col motore in avaria andò a sbattere sulla struttura, sbriciolandola, ammazzando sei marinai della Guardia Costiera, due operatori radio dei Rimorchiatori Riuniti e un pilota del porto. E allora, non si sale sulla nuova torre, ricostruita e inaugurata due volte, ma al momento priva di una barriera di protezione in mare. «Mi sembra comprensibile – conferma l'ammiraglio Antonio Ranieri, a capo della Direzione Marittima della Liguria – Attendiamo che sia ultimato quel molo sommerso, costituito da pali piantati sul fondale, in grado di fermare imbarcazioni impazzite, non governate».Epperò, il 27 settembre del 2024 la nuova Torre Piloti è stata inaugurata alla presenza del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Il 7 ottobre altra cerimonia con il ministro Adolfo Urso, in occasione del Salone Nautico: «La Torre Piloti sarà operativa ad inizio 2025». Da allora però nessuno ci ha messo piede, benché dichiarata utilizzabile dall’Autorità di Sistema Portuale. Nonostante le rassicurazioni, la nuova Torre, progettata dall’archistar Renzo Piano, fa ancora paura. «Posso capire – dice l'ingegnere Fabrizio Mansueto, direttore tecnico dell'Autorità, nonché Responsabile unico del Progetto (Rup) – Ma è la prima opera al mondo dotata di sofisticate tecnologie, in grado di contrastare vibrazioni provocate dal vento e scosse sismiche».L’Autorità l’ha messa a disposizione a fine 2024, ma quella slanciata, elegante geometria di acciaio e vetro è ancora deserta. Mesi addietro David Manganiello, comandane del Corpo Piloti, ha dichiarato a Marco Preve di Repubblica«siamo in attesa della conclusione dei collaudi». Lo ripete oggi a L’Espresso. Si parla di quadri elettrici da completare, cablaggi da finire. Inezie. Finora nessuno (tranne l’ammiraglio Ranieri) ha accennato a «quella barriera protettiva, indispensabile a garantire la sicurezza». Un tabu forse per esorcizzare il rischio collissioni per chi dovrebbe lavorare a 60 metri di altezza. Anche se, dopo il disastro della Jolly Nero a Molo Giano, Renzo Piano l’ha progettata – e Palazzo San Giorgio l’ha realizzata – in una posizione più interna, davanti alla Fiera del Mare. «In ogni caso, siamo in una zona di accesso ai natanti da diporto – sottolinea l’Ammiraglio – Dobbiamo evitare un’altra strage». «I lavori, iniziati nel 2023 e costati 23 milioni di euro, in pratica sono ultimati – spiega oggi l'ingegnere Mansueto – Stiamo concludendo la parte tecnico-amministrativa. L'opera di fatto è utilizzabile». Poi, aggiunge: «Manca la struttura protettiva su tutti i quattro lati, la cosiddetta Dolphin». Un’opera a quanto pare prevista in progetto, ma secondo quanto sostiene Mansueto finita in un contenzioso con la ditta subappaltatrice. Dal Gruppo Cimolai ribattono che «non c’è alcuna ditta in subappalto, ma un’associata, la Icam di Genova». E la capofila di Pordenone precisa che «non c’è alcun contenzioso, ma problemi di carattere progettuale». Abbiamo cercato di contattare la Icam, senza esito. Altro mistero.