Alle 11.36 del 14 agosto 2018 un tratto del viadotto Polcevera si abbatté su Genova, trascinando con sé auto, vite e la fiducia in un’infrastruttura considerata essenziale. Otto anni dopo, il ricordo del Ponte Morandi resta una questione aperta di memoria, giustizia e responsabilità pubblica.

Il tempo, a Genova, non ha cancellato nulla. Otto anni dopo il crollo del Ponte Morandi, il 14 agosto 2018 resta una data che non appartiene soltanto alla cronaca, ma alla memoria civile del Paese. In quel disastro morirono 43 persone: uomini, donne, bambini, lavoratori, famiglie in viaggio. Da allora, ogni anniversario riporta la città e l’Italia davanti a una domanda che non ha perso peso: come sia stato possibile che un’infrastruttura così strategica sia diventata il teatro di una tragedia di queste dimensioni.

Nel giorno dell’anniversario, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato a X un messaggio di ricordo e vicinanza, tornando a definire il crollo una ferita profonda e ribadendo che l’Italia non dimentica. Il punto politico e umano del suo intervento è nella continuità di un sentimento istituzionale che negli anni ha accompagnato le commemorazioni: il pensiero rivolto alle vittime e ai loro familiari, il riconoscimento del dolore che quella mattina ha travolto Genova e la necessità che la memoria non si riduca a una formula rituale. Un anno fa, in occasione del settimo anniversario, la stessa Meloni aveva richiamato l’“obbligo morale e civile” di accertare le responsabilità per il disastro.