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Andrea Barsanti

La sindaca Silvia Salis: «Gli imputati paghino per i danni alla città. Meloni: una ferita per l’Italia»

GENOVA - Le campane e le navi in porto che suonano, il minuto di silenzio alle 11.36, le teste chinate e gli occhi lucidi, nella mente ancora vivido il ricordo della mattina del 14 agosto 2018. Genova ha commemorato per l’ottavo anno di fila le 43 vittime del crollo del ponte Morandi, ma quest’anno ad accendere gli sguardi dei parenti c’è una nuova forza. È quella data dalla sentenza di primo grado nel processo per la tragedia, che ha condannato 32 persone a un totale di circa 180 anni di carcere. Tra loro anche l’ex ad di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, e Michele Donferri Mitelli, ex direttore delle manutenzione di Aspi. E le condanne non sono l’unico fattore nuovo che ha caratterizzato la commemorazione nella Radura della Memoria, spazio sotto il nuovo ponte dedicato alle vittime. La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha infatti annunciato che il Comune chiederà un maxi risarcimento agli imputati — se condannati sino al terzo grado di giudizio — per i danni provocati alla città, compreso quello d’immagine.

«Genova ha subìto un danno profondo, che non si può affiancare al dolore delle famiglie, ma che ha il diritto di essere riconosciuto e risarcito. Noi genovesi lo viviamo ancora oggi. Cantieri infiniti, incertezze quotidiane, e l’onda lunga del crollo del Morandi sono ancora ben presente in questa città». La richiesta di risarcimento (si sussurra ammonti a circa 100 milioni di euro) verrà formalizzata in sede civile, e sarà rivolta anche ad Aspi e Spea, le due società che avevano patteggiato la responsabilità amministrativa prevista dalle legge 231 ed erano uscite dal processo dopo «accordi di ristoro» con il Comune ai tempi del mandato dell’oggi presidente della Regione, nonché commissario per la ricostruzione, Marco Bucci.