Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne è prevista dal diritto dell’Unione europea, ma soltanto come extrema ratio e in presenza di una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. Inoltre, «la minaccia deve essere attuale, seria, reale, genuina e imminente. E nel caso di Ceuta e della scelta dell’Italia, a mio avviso non ci siamo con i requisiti europei».
A parlare è Francesco Luigi Gatta, docente di diritto dell’Unione europea e di diritto delle migrazioni presso l’Università degli Studi di Palermo, secondo cui la decisione italiana di reintrodurre i controlli nei confronti dei cittadini non europei provenienti dalla Spagna non reggerebbe alla verifica del diritto europeo. E le ragioni sono soprattutto due: una geografica e una giuridica.
Il fattore geografico
Ceuta si trova sul continente africano, separata dalla Spagna continentale dal mare. Secondo il docente, questa collocazione rende difficile sostenere l’esistenza di una minaccia attuale e imminente per lo spazio Schengen continentale.
Il paragone è con i controlli reintrodotti in passato lungo frontiere terrestri come quelle tra Italia e Slovenia, tra Italia e Austria o al passo del Brennero. In quei casi, spiega Gatta, si tratta di valichi attraversati ogni giorno da camion, automobili e treni, dove può concretamente verificarsi il rischio di infiltrazione o di dispersione. «Nel caso di Ceuta proprio non lo vedo, per motivi geografici».















