Il governo italiano non ha intenzione di arretrare sulla decisione di sospendere l'accordo di Schengen con la Spagna, «almeno fino al 15 agosto». Una decisione, quella di reintrodurre i controlli alle frontiere marittime e aeree, presa dopo la crisi di Ceuta, che resta quindi in vigore fino a Ferragosto, se non fino alla fine del mese od oltre.
E con essa anche i controlli nei porti e negli aeroporti italiani per chi proviene dal paese iberico - ed è un cittadino extra Ue -, iniziati una settimana fa. Sono già 15 gli irregolari fermati alle frontiere.Paesi extra Ue Un'attività di verifica che viene svolta dalla polizia di frontiera con controlli «mirati» e «selettivi», come ha ricordato il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Destinatari dei controlli i cittadini di Paesi terzi in arrivo dalla Spagna, per accertare se siano in possesso dei documenti idonei a circolare in ambito Schengen. Controlli che vengono fatti a campione, verificando oltre ai passaporti (rilasciati negli ultimi 10 anni e con validità residua di almeno 3 mesi oltre la data di uscita prevista) anche la validità dei visti, dei permessi di soggiorno o di qualsiasi altro documento necessario per soggiornare regolarmente nell'area Schengen.Nessuna modifica invece per chi entra nel nostro paese dalla Spagna ma è un cittadino europeo: basta esibire un documento d'identità valido. Le autorità di frontiera italiane, fa sapere Palazzo Chigi, fanno di tutto per garantire la massima agibilità «ai cittadini spagnoli ed europei che, è importante sottolinearlo, non sono interessati dal ripristino dei controlli ai confini aerei e marittimi». Nessun cambiamento neanche per chi dall'Italia vuole andare in Spagna.Il bilancio A una settimana dal via ai controlli rafforzati da parte della polizia di frontiera, sono stati 15 gli irregolari bloccati in diversi aeroporti italiani. Si tratterebbe di persone di origini marocchine che non avevano i permessi per circolare in Italia e che sono quindi state respinte dalle nostre autorità. Ancora non si sa se l'arrivo di queste 15 persone sia legato alla crisi di Ceuta della scorsa settimana.Ma l'attenzione del Governo italiano rimane alta almeno fino al 15 agosto, quando si teme una prossima ondata di arrivi nell'exclave spagnola in Marocco. Un bilancio che - spiega Sara Kelany, responsabile del dipartimento immigrazione di Fratelli d'Italia - dimostra che la decisione di rafforzare i controlli alle frontiere non è né inutile né ridicola. Controlli simili - a partire da oggi e fino alla mezzanotte del 7 settembre - sono stati annunciati anche dall'esecutivo di Pedro Sanchez: la polizia spagnola eseguirà alle frontiere aeree e marittime con l'Italia verifiche della nazionalità dei viaggiatori e, nel caso di cittadini di Paesi terzi, del visto con permesso di soggiorno. Le regole La decisione di sospendere il Trattato, aveva sottolineato il ministero dell'Interno, è stata presa alla luce di quanto emerso «dalle acquisizioni informative analizzate in particolare nel Comitato Analisi sull'Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere». Le regole dell'accordo di Schengen, con cui nel 1985 fu istituita la zona di libera circolazione nell'Unione Europea, permettono ai governi nazionali di reintrodurre temporaneamente i controlli ai loro confini previa notifica delle motivazioni a Bruxelles. I Paesi possono attuarla come misura in caso di seria minaccia alla sicurezza interna, problemi di ordine pubblico o situazioni eccezionali previste come manifestazioni, eventi sportivi o politici. Il blocco può durare un mese e può essere prorogato.Il capo del Viminale ha ricordato inoltre che ci sono almeno una decina di Paesi in Europa che hanno attuato da tempo questa misura: la Germania per i propri confini, la Francia nei nostri confronti a Ventimiglia e anche l'Italia con la Slovenia da circa due anni. Uno strumento previsto dal Codice Frontiere Schengen a cui diversi Stati membri, tra cui la Spagna, hanno fatto ricorso a più riprese, con 500 richieste di ripristino dei controlli arrivate alla Commissione europea dal 2006.












