La chiusura delle frontiere marittime e aeree con la Spagna decisa dal governo dopo la crisi di Ceuta resta in vigore e con essa restano in vigore i controlli nei porti e negli aeroporti italiani per chi proviene dal paese iberico.

In queste settimane l'attività di verifica è stata svolta dalla polizia di frontiera con controlli "mirati" e "selettivi", come ha ricordato anche il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Sotto la lente i cittadini di Paesi terzi in arrivo dalla Spagna, per accertare se siano in possesso dei documenti idonei a circolare in ambito Schengen. Un'attività di verifica, ha spiegato nei giorni scorsi il Viminale, che non comporta alcuna modifica ai viaggi di cittadini spagnoli ed europei verso l'Italia. Nessun cambiamento neanche per chi dall'Italia si sta recando in queste settimane in Spagna. La decisione di sospendere il Trattato, aveva sottolineato ancora il ministero, è stata presa alla luce di quanto emerso "dalle acquisizioni informative analizzate in particolare nel Comitato Analisi sull'Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere".

Le regole dell'accordo di Schengen, con cui nel 1985 fu istituita la zona di libera circolazione nell'Unione Europea, permettono ai governi nazionali di reintrodurre temporaneamente i controlli ai loro confini previa notifica delle motivazioni a Bruxelles. In particolare, i Paesi possono attuarla come misura di extrema ratio in caso di una seria minaccia alla sicurezza interna, problemi di ordine pubblico o situazioni eccezionali previste come manifestazioni, eventi sportivi o politici. Il blocco può durare un mese e può essere prorogato. Il capo del Viminale, in questo ambito, ha ricordato che in questo momento ci sono "almeno una decina di Paesi in Europa che hanno attuato da tempo questa misura: la Germania per i propri confini, la Francia nei nostri confronti a Ventimiglia e anche l'Italia con la Slovenia da circa due anni".