Ogni estate fa capolino sui social lo stesso video: friselle immerse nell’acqua di mare prima di essere condite con aglio e pomodoro. Eppure, come ricorda la cronaca (due anni fa un giovane è stato ricoverato per una contaminazione da Escherichia coli proprio dopo aver ammollato il pane durante una gita in barca), non c’è mai stato suggerimento più sbagliato. Non è un segreto che il mar Mediterraneo abbia problemi di inquinamento: secondo dati raccolti dal Wwf, l’87% delle aree monitorate è contaminata da metalli tossici, sostanze chimiche industriali, pesticidi provenienti dall’agricoltura e rifiuti di plastica. In sostanza, scrive l’organizzazione, l’acqua è la principale “autostrada” e destinazione finale dei nostri rifiuti.
Un concentrato di inquinanti e batteri
Concorda la professoressa di Tecnologie alimentari all’Università di Bologna Maria Caboni: “Il mare può essere ricco di batteri, inquinanti di vario tipo, microplastiche. E aggiungerei anche il rischio, quasi certo, della presenza di idrocarburi. Un pericolo che vale sia per l’acqua “al naturale” che bollita: per renderla sicura occorre microfiltrarla, un trattamento che non può essere certamente fatto in casa”.
L’acqua trattata e purificata per sostituire il sale da cucina














