Alessandro Berti, agricoltore. Prima di lui suo padre, prima ancora suo nonno. Altri tempi, ora c’è lui a fronteggiare l’ondata della siccità, con temperature che superano ogni giorno record storici, polverizzando raccolti e certezze. La sua azienda è a Ravalle, frazione di Ferrara. Attorno a lui è tutto giallo, un panorama che porta lontano la mente, paesaggi africani, sconfinata pianura. Berti stringe tra le mani le foglie di una pianta di mais, si sbriciola, polvere. Si addentra tra i filari. L’afa che sembra un muro, schiaccia il respiro nel petto.
Mais, piante come paglia
"Il mais, le piante sono ormai ridotte a paglia, è tutta paglia, foglie accartocciate, le pannocchie non ce l’hanno fatta – dice l’agricoltore di Coldiretti, rabbia che si riflette negli occhiali da sole –, filari e filari. Oltre 16 ettari, ho perso tutto il raccolto, il lavoro di mesi. Le pannocchie non si sono nemmeno formate, nei prossimi giorni tiro giù tutto".
Dal mais al riso, danni ingentissimi. Sotto i colpi del caldo, della grandinata che si è abbattuta a più riprese nelle scorse settimane un po’ in tutta la provincia. Anche del vento che, impetuoso, ha accompagnato l’ondata di maltempo.
I fenicotteri planano nei campi e con le loro zampe ’arano’ le piantine. Dobbiamo fare le ronde per evitare che si posino











