In Piemonte è emergenza siccità, tra temperature record e assenza di precipitazioni. E il danno per il settore agricolo «può arrivare a quota due miliardi di euro», stima Confagricoltura. Per questo la Regione guidata dal presidente Alberto Cirio ha avviato le procedure per chiedere al governo il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Ma per gli agricoltori serve di più: molte aziende non sanno se avranno acqua sufficiente per arrivare al raccolto. Nel Vercellese e nel Novarese, aree simbolo della risicoltura italiana, la disponibilità idrica è inferiore dell’80% rispetto allo scorso anno. E anche la produzione di un’eccellenza piemontese come la nocciola, rispetto alle stime di maggio, sarà inferiore alle aspettative. L’allarme non riguarda però soltanto il Piemonte. In Sardegna la Cia regionale chiede alla giunta di seguire lo stesso percorso, denunciando un settore agro-pastorale stremato dal crollo della produzione e dall’aumento dei costi di gestione provocati dalle temperature estreme.
Secondo Coldiretti, inoltre, il 60% del territorio nazionale è colpito dalla siccità. L’associazione chiede al ministero delle Infrastrutture di accelerare il piano degli invasi per aumentare la capacità di raccolta dell’acqua piovana. «Oggi l’Italia riesce a trattenere appena l’11% dell’acqua che cade durante l’anno», sottolinea Coldiretti, ricordando che il progetto consentirebbe di ridurre gli effetti delle crisi idriche sempre più frequenti e di limitare il rischio di esondazioni e allagamenti. La crisi idrica sta mettendo in difficoltà anche allevatori e viticoltori: i primi devono fare i conti con alpeggi sempre più impoveriti dalla mancanza d’acqua in quota, mentre i secondi registrano una vendemmia anticipata a causa delle ondate di calore.















