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Lunedì la Regione Piemonte ha dichiarato lo stato di emergenza per la crisi idrica e gli incendi boschivi in corso da giorni, che stanno distruggendo ampie porzioni di boschi, anche in aree protette. La siccità che c’è ora in Piemonte è la più grave dal 2022, anno in cui ci fu una crisi idrica eccezionale.
In questo caso la siccità sta interessando soprattutto il bacino dei fiumi Tanaro, Scrivia e Po: secondo l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) del Piemonte, a giugno del 2026 le precipitazioni medie sul bacino del Po sono state pari a circa 62 millimetri, con una diminuzione del 36 per cento rispetto alla media mensile registrata tra il 1991 e il 2020. A luglio è andata anche peggio.
I valori sono pari o superiori a quelli del 2022, ma è diverso il tipo di siccità: in quel caso fu il risultato di una mancanza d’acqua accumulata gradualmente e per mesi già dall’inverno. Stavolta c’entra una combinazione tra la mancanza di piogge nel breve periodo, le temperature molto elevate, la riduzione della neve residua e la scarsità d’acqua nei fiumi.
Sempre secondo ARPA, le temperature sono «marcatamente superiori» alla media di questo periodo: giugno è stato tra i mesi più caldi mai registrati in Piemonte. La combinazione di mancanza d’acqua e alte temperature ha favorito quella che tecnicamente si chiama evapotraspirazione, cioè il trasferimento all’atmosfera di acqua evaporata da laghi e fiumi, e per traspirazione dal terreno e dalla vegetazione.









