PORDENONE - Un caldo africano così prolungato non ha termini di paragone. Le lunghe fasi torride hanno messo a ko l'agricoltura. Il cambiamento climatico non ha risparmiato mais, frutteti, ortaggi. «Una costante di 38 gradi per così tanto tempo dichiara Denny Cattaruzza, referente dell'Associazione spontanea Agricoltori di Pordenone sta mettendo in ginocchio le coltivazioni. La pianta senza acqua resiste solo tre, quattro giorni, dal quinto inizia a soffrire. Diciamo che se andrà avanti a lungo questo clima, tutte le colture soffriranno e verranno penalizzate».
L'ATTESA Per quanto riguarda la qualità delle produzioni la prova del nove si avrà al momento del raccolto. Chi bagna la soia di secondo raccolto in questi giorni, si accorge che non appena l'acqua tocca la piantina, la terra è già asciutta. «La parte alta del Pordenonese ha la possibilità di godere dell'acqua in pressione gestita dal Consorzio Cellina-Meduna riferisce Cattaruzza sono due ore di acqua ogni ettaro e ogni sei giorni, perciò chi ha investito con gli impianti d'irrigazione va meglio sicuramente in questa situazione, ma per chi ha gli impianti con i rotoloni è una grandissima fatica. E poi c'è chi non ha investivo nell'irrigazione e praticamente ha dovuto lasciare incolto, senza possibilità di gestire questa straordinaria calura». Soffre, dunque, il mais perché ha bisogno di acqua per completare la spiga. «I campi non irrigati sono bruciati senza traccia di pannocchia riferisce il referente dell'Associazione spontanea Agricoltori Per questi agricoltori il raccolto è pari a zero. C'è chi ha deciso di lasciare i campi incolti, visto le spese di gestione con gasolio e concime alle stelle». COLTURE Si è sempre affermato che il meridione d'Italia per le temperature favorevoli avrebbe potuto fare due raccolti, oggi lo stesso si può dire per il nord? «Ci sono agricoltori che hanno optato per frumento, colza, orzo, altri non si sono avventurati per il rischio altissimo con le stagioni così bollenti di mandare all'aria il raccolto», fa notare l'imprenditore agricolo. Altra situazione per chi ha frutteti e vigneti, in questo caso è impossibile non aver provveduto ad impianti d'irrigazione, ma nonostante l'acqua, un problema esiste. «La calura afferma l'esperto Cattaruzza scotta gli acini dell'uva e le mele, si salvano i kiwi di nuova generazione, ma visto che sono appena piantati ci vogliono ancora due anni prima della loro produzione. In quest'ultimo caso, sotto i teli alti 4 metri si deve irrigare tra le file, altrimenti brucia tutto». Il meteo estremo colpisce in varie forme. Gli stessi campi di mais di Cattaruzza sono stati tempestati dall'ultima grandinata, poi ci sono state le raffiche di vento. «La pianta per crescere bene ha bisogno delle foglie chiarisce l'agricoltore quando vengono rovinate, una parte di raccolto viene a mancare e si perde qualità, servono trattamenti riparatori costosi per venire incontro a malattie fungine». I raccolti rovinati vanno alla zootecnica. IL NODO Grava su tutto il caro-carburante. «Pompare l'acqua ha un costo esorbitante. Da noi siamo fortunati, ci sono poche zone scoperte afferma l'imprenditore le spese per gli azotati, i concimi, dopo le vicende che hanno interessato Hormuz, soprattutto le speculazioni ci costano carissimo e il gasolio per gli agricoltori è raddoppiato. Il gasolio agricolo da 0,70 centesimi è passato 1,50. Noi consumiamo mediamente 1000 litri al giorno per una trincia semovente per accogliere l'insilato di mais, da aggiungere circa 400-500 litri dei trattatori a rimorchio per il trasporto e lo stoccaggio nelle trincee. Questo inciderà anche sul prodotto finale, anche se in questo caso, gioca un altro fattore, ovvero i prodotti che arrivano dall'estero e che comunque subiranno un aumento a causa dell'incremento delle spese di trasporto».













