Anche la Sirenetta è passata a destra. La Danimarca sta con l’Italia, la socialista Mette Frederiksen scrive una lettera a quattro mani con Meloni, mentre il presidente del Ppe, Weber, propone di istituire hub per i rimpatri in Africa. O è salita la linea della palma, di Vannacci, o la sinistra italiana sarà costretta a fare le primarie tra Frederiksen e Sánchez. La contesa sui migranti sembra la direzione del Pd e Meloni veste alla socialista. Dopo Edi Rama un altro esponente della sinistra europea, la premier danese, condivide la linea italiana. Lo fa con un comunicato congiunto, all’Europa, sui social, in tandem, perché “non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre nazioni sia in Europa”. Propongono insieme di costruire e realizzare “centri di rimpatrio in paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno”. Da oggi, nel campo largo, si potrà ancora dire, dopo questo messaggio di Frederiksen, che il progetto di Meloni sui migranti, è un progetto Maga? E quando Schlein loda i 48 mila respingimenti di Sánchez, in poche ore, è consapevole che si tratta di misure estreme, senza la verifica di diritto d’asilo, quella civiltà del diritto che sopravvive in Italia? Raccontano che Meloni stia dicendo: “Da una parte c’è il mio modello, un modello europeo, per contrastare l’immigrazione, dall’altro quello che propone la destra estrema”. Tra pochi giorni, il 15 agosto, Piantedosi diffonderà i dati sui delitti in Italia e si sa già che in alcune città ci sono picchi di violenze commesse al sessanta per cento da irregolari. Giovedì Piantedosi sarà audito dalla Commissione Schengen presieduta da Delrio. Attenti, c’è nell’instabilità del Marocco il cattivo pensiero che Trump stia usando quella porta, per far male all’Europa.Non è solo la schiuma del mondo che bussa in Europa, a Ceuta, c’è il presagio del dolo, la mano del bifolco americano. Il pensiero di Meloni è molto semplice: o fare all’italiana, alla danese, oppure arriveranno presto l’Afd e i parà di Vannacci, modello campi di cotone. Prima c’era solo la lettera scritta a quattro mani, Meloni-Frederiksen, estesa ai 22 paesi, ma ora c’è una comunione di interessi. L’approccio di Meloni è mutato. Vuole disarticolare la famiglia socialista, dividere il modello pragmatico danese, da quello spagnolo. Con chi sta il Pd? Tajani avrebbe parlato con Weber, con la Cdu, per recuperare lo strappo con la Germania sui dublinanti (di cui si dovrebbe fare carico l’Italia), il commissario Ue, per le migrazioni, Brunner, fa il pontiere in questo agosto di porte chiuse. L’intervista di Tajani al Mundo, che aveva fatto tanto discutere, quella dove Tajani criticava il modello spagnolo, era un allarme. Da mesi l’Italia era preoccupata per la situazione del Marocco. Il resto è propaganda interna.Il post Meloni-Frederiksen ha conseguenze sulla sinistra italiana. La premier danese siede alle riunioni del Pse e non è come Edi Rama una socialista reietta. Il Pd tace perché ha scelto di difendere Sánchez, ma quel suo modello si ritorce contro. L’onda di Ceuta spalanca la via a Vox, illumina la vulnerabilità dell’intelligenza iberica. A chi giova? Esiste un livello politico, di populismi, e poi c’è il livello dei servitori. I ministri degli Interni, spagnolo e italiano, al di là della controversia hanno rapporti civili e finora Piantedosi ha deciso di mantenerli. Ieri nella chat di FdI veniva inoltrato l’articolo della Verità sui Cpr che avrebbe la Spagna in Mauritania. Il vero nemico di Meloni non è Sánchez, ma la destra che vede alla sua destra, una destra antisemita e xenofoba. Ripete Meloni spesso: “L’immigrazione irregolare non è un tema di destra ma di civiltà” e sta sottolineando come i trasferimenti di Sánchez di queste ore non siano rimpatri, dunque senza il percorso di tutele, ma “respingimenti”. Per intenderci, è il vecchio modello di Salvini, che gli è costato il processo a Palermo. Se Meloni cerca la sinistra al nord, a Copenaghen, è solo per avvisare la sinistra italiana. Meloni propone l’Albania, ma con Vannacci, Vox e Afd, la soluzione sarà “galera e frusta”. La parola che Vannacci usa ultimamente è “rastrellamento”. Meloni ha trovato un altro Edi Rama al Polo, la sinistra perde anche la Sirenetta.