HomePontederaCronacaAllarme tartufo bianco, il caldo brucia le spore e mette a rischio la raccolta: “Se non piove sarà un dramma”San Miniato guarda verso il cielo: quest’anno la raccolta è davvero a rischio. L’apertura nei boschi il primo ottobre svantaggia il prodotto sul mercatoTartufo bianco e problemi: la preoccupazione degli operatori del settoreRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciSan Miniato, 11 agosto 2026 – Il tartufo estivo ha dato soddisfazioni, ma per il bianco pregiato l’attesa è col fiato sospeso. Sulle colline sanminiatesi, culla del Magnatum Pico, occhi e speranze di trifolai e commercianti sono rivolti al cielo. Serve acqua, e serve presto: il caldo torrido e la siccità rischiano di compromettere la stagione autunnale. “Il caldo sta bruciando le spore e, di questo passo, sarà un dramma”, raccontano alcuni tartufai esperti. Da metà luglio i boschi sono stretti nella morsa del caldo africano e, per i prossimi giorni, di pioggia non se ne vedrà.
Le previsioni e i rischi per la raccolta del bianco
“Le prime piogge, quando arriveranno, dopo tanta siccità sappiamo benissimo che fanno poco”, spiega Luca Fontanelli di Gazzarrini Tartufi. Per l’esperto, una delle aziende storiche della commercializzazione, il rischio è che l’acqua arrivi troppo tardi e in modo sbagliato. “Può lavare il terreno. E un conto è l’efficacia nei campi, un altro è nei boschi: serve tanta acqua, più che rovesci e temporali”. Le prospettive, dunque, non sono delle migliori in vista dell’apertura della raccolta del bianco, fissata al primo ottobre. A complicare il quadro c’è anche il calendario, che penalizza il comparto italiano sui mercati internazionali. In altri Paesi a vocazione tartufigena, infatti, raccolta e commercializzazione del bianco possono iniziare già il primo settembre. Un mese di vantaggio che, soprattutto sul fronte dell’export, rischia di pesare sulle aziende italiane.









