La storia vuole che il più lungimirante su Valterino Lavitola – così lo chiama chi ha avuto la leggerezza di farselo amico – fu Niccolò Ghedini. È il 2011, annus horribilis della Nazione. L’ex editore e direttore de L’Avanti (non quello glorioso, su questo torneremo) è indagato a Napoli per estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Il compianto e dinoccolato avvocato del Cavaliere è interrogato davanti ai pubblici ministeri napoletani. Ricostruisce il tentativo di Lavitola di farsi candidare alle elezioni politiche del 2008 per Forza Italia. Ai tempi Ghedini era incaricato con Gianni Letta di preparare le liste. Lavitola, che aveva già tentato senza successo di farsi eleggere parlamentare europeo nel 2004, stavolta vuole un seggio sicuro. «Io, e in modo ancor più vivace Letta, consigliammo il Cavaliere di non frequentare questo signor Lavitola. Sarà una persona simpaticissima, piacevolissima, ma la cosa non ci entusiasmava». Berlusconi segue il consiglio, ma per togliersi di dosso Lavitola scarica la responsabilità sui consiglieri. «Valter mi spiace, su di te c’è stato un nettissimo parere negativo». E così – è agli atti della deposizione di Ghedini davanti ai magistrati – Lavitola cerca la segretaria personale di Berlusconi Marinella Brambilla perché gli riferisca di voler menare Ghedini.
L’Avanti, la casa di Fini, il Cav e il bistrò: Lavitola, una vita spericolata all’ombra del potere
Era stato condannato per appropriazione indebita di fondi dell’editoria e per tentata estorsione












