La pizza romana vive una nuova stagione d’oro. E batte Napoli. A certificarlo è il New York Times, che in un lungo articolo firmato da Anya von Bremzen dedica un reportage alla “pizza renaissance” della Capitale, spiegando come la tradizionale pizza al taglio sia stata trasformata da una nuova generazione di pizzaioli.

Dopo anni in cui, scrive il quotidiano americano, “la pizza napoletana, tonda e dai bordi gonfi, ha dominato la narrazione italiana sulla pizza”, oggi è Roma a prendersi la scena, reinventando una delle sue tradizioni più popolari: quei tranci rettangolari venduti a peso e tagliati direttamente dal banco. Il risultato è una pizza che resta popolare e (quasi sempre) accessibile, ma che si concede ingredienti, tecniche e accostamenti sempre più ambiziosi. Tanto che il quotidiano americano parla senza mezzi termini di “una nuova età dell’oro della pizza romana”.

Non è un fenomeno nato ieri. Il New York Times ripercorre la storia della pizza romana, dalle origini nei forni alla pizza bianca, passando per la tradizione abruzzese e arrivando alla svolta di Gabriele Bonci, che nel 2003, con Pizzarium, ha dato il via a una nuova stagione della pizza al taglio.

Ora, scrive von Bremzen, è arrivata la generazione “Roman pizza 3.0”, la “pizza romana 3.0”. Il viaggio della giornalista comincia da Frumentario, a San Giovanni, locale minuscolo dove dietro il bancone i tranci sembrano quasi quadri: uova strapazzate allo zafferano e una pioggia di erba cipollina, agretti e prosciutto, funghi cardoncelli e pomodoro confit. Poi polpette brasate al vino, carciofi, manzo e ricotta di pecora. La pizza al taglio, insomma, smette di essere soltanto qualcosa da mangiare al volo e si mette a giocare con l’alta cucina.