«Omicidio Scopelliti: caso irrisolto». Le parole con cui Rosanna Scopelliti apre la nota per il trentacinquesimo anniversario dell’assassinio di suo padre hanno il tono di una constatazione, ma anche quello di una richiesta rivolta allo Stato. Dopo 35 anni di domande senza risposta, qualcuno deve ancora assumersi la responsabilità di dire che cosa è accaduto.
Antonino Scopelliti fu ucciso il 9 agosto 1991 a Piale, frazione di Villa San Giovanni, mentre rientrava a casa a bordo della sua automobile.
L’agguato del 1991 e il maxi-processo a Cosa nostra
Il magistrato, che aveva lavorato su importanti processi di mafia e terrorismo, avrebbe dovuto rappresentare la pubblica accusa in Cassazione nel maxi-processo a Cosa nostra. Non ci arrivò mai: un agguato e due colpi di fucile interruppero la sua vita e il suo lavoro.
Il suo omicidio è rimasto sospeso tra indagini, processi, testimonianze e nuove piste. Nel 2012, durante un’udienza del processo «Meta» contro la ‘ndrangheta a Reggio Calabria, un pentito indicò i presunti esecutori dell’agguato, sostenendo che il delitto fosse stato commissionato da Cosa nostra. Nel 2018, su indicazione del collaboratore di giustizia Maurizio Avola – che si è anche autoaccusato dell’omicidio – fu ritrovata in Sicilia un’arma ritenuta compatibile con quella utilizzata per uccidere Scopelliti. Ma anche questi elementi non hanno prodotto una verità giudiziaria definitiva.









