Pubblicato il: 11/07/2026 – 12:02

di Paola Suraci

REGGIO CALABRIA «Come può un cittadino avere fiducia nello Stato se, dopo trentacinque anni, non esiste ancora una verità sull’omicidio di un magistrato della Corte di Cassazione?». La domanda di Rosanna Scopelliti attraversa piazza Italia e riporta al centro una delle pagine più oscure della storia della Repubblica. Era il 9 agosto 1991 quando Antonino Scopelliti, sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, venne assassinato in un agguato mafioso a Campo Calabro, mentre rientrava nella sua abitazione alla guida della propria auto. Di lì a pochi mesi avrebbe sostenuto davanti alla Suprema Corte la pubblica accusa nel maxiprocesso a Cosa Nostra istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Le indagini hanno individuato nel tempo un quadro investigativo preciso: secondo le ricostruzioni della magistratura, l’omicidio fu deliberato da Cosa Nostra con il coinvolgimento della ‘ndrangheta nell’esecuzione dell’agguato, nel tentativo di condizionare l’esito del maxiprocesso. Eppure, dopo decenni di inchieste, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e processi, il delitto è ancora privo di una verità giudiziaria definitiva. Nessuno è stato condannato in via definitiva per l’assassinio del magistrato.