Pubblicato il: 09/08/2026 – 10:31
di Marco Russo
REGGIO CALABRIA Era una calda giornata, tipica dell’estate calabrese. Il “giudice solo”, come era stato ribattezzato, Antonino Scopelliti, stava rientrando dal lido “Il Gabbiano” di Santa Trada, dove aveva trascorso la giornata al mare. A bordo della sua BMW stava percorrendo la strada che collega la frazione Ferrito di Villa San Giovanni a Piale di Campo Calabro. Esattamente alle 17:20, come confermato dalle più recenti ricostruzioni effettuate nell’ambito delle nuove indagini, i killer esplosero due colpi di fucile raggiungendo il magistrato al volto. L’auto andò a finire lentamente contro un terreno agricolo, un dettaglio che in un primo momento fece pensare a un tragico incidente. La realtà era ben diversa e assai più drammatica: la mafia, attraverso uno spietato patto tra ’ndrangheta e Cosa Nostra, aveva assassinato il giudice Antonino Scopelliti.
Dopo 35 anni non c’è ancora giustizia
Sono trascorsi esattamente 35 anni da quel giorno e la verità sull’omicidio che sconvolse la Calabria non è stata ancora scritta. In migliaia parteciparono ai suoi funerali, tra loro c’era anche Giovanni Falcone. «Quando arrivò la notizia dell’omicidio Scopelliti, Falcone era in ufficio» ricorda Giovanni Bianconi nel suo libro L’assedio. «Andò sul posto insieme al ministro Martelli, al quale confermò la propria ferma convinzione: “Questa non è una questione calabrese. Qui c’entra la mafia e c’entra il maxiprocesso”. Ancora una volta lo Stato fu costretto a radunarsi intorno alla bara di un magistrato assassinato».








