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Gli edifici delle carceri sono spesso vecchi e poco ventilati, non ci sono impianti di aria condizionata e in moltissimi casi mancano anche i ventilatori, o non sono sufficienti, perciò con le ondate di calore sempre più frequenti e sempre più intense la vita nel carcere d’estate diventa più insopportabile di quanto già non sia. È un problema noto, su cui però l’associazione Antigone, che si occupa da anni di diritti dei detenuti, ha fornito nuove informazioni in un rapporto di metà anno in cui ha raccontato come viene gestito (o non gestito) il caldo nelle carceri.
In alcune carceri mancano l’acqua, le docce e i bagni funzionanti, e le poche ore d’aria sono previste nei momenti più caldi della giornata, in cortili di cemento privi di zone d’ombra. Al carcere di Padova, ma è verosimile che succeda altrove, i detenuti preferiscono non uscire e restare sdraiati sulle brande.
Nelle celle non c’è l’aria condizionata: quando è presente, è generalmente limitata a uffici, posti di controllo e spazi riservati agli agenti. In moltissimi casi le persone detenute non hanno a disposizione nemmeno i ventilatori.
Nel carcere femminile di Rebibbia, a Roma, ci sono varie celle sprovviste di ventilatori nonostante la direzione abbia dichiarato di aver distribuito un impianto per ogni cella; in altre carceri l’acquisto di ventilatori è lasciato ai detenuti, cosa non sempre possibile: al carcere Dozza di Bologna, per esempio, oltre 100 detenuti su circa 800 hanno meno di 15 euro a testa sul proprio conto.











