Milano, 10 ago. (askanews) – Il calo dei consumi di vino non può essere ricondotto soltanto ai ricarichi applicati nella ristorazione. Per Vinarius, Associazione delle enoteche italiane, il settore sta attraversando una trasformazione che coinvolge l’intera filiera e impone di rivedere modelli commerciali e rapporto con il consumatore. “È vero che, in molti casi, il prezzo finale di una bottiglia al ristorante è diventato molto elevato e questo può scoraggiare il consumatore. Ma sarebbe riduttivo attribuire a questo l’intera responsabilità della contrazione dei consumi” afferma Giuliano Rossi, presidente di Vinarius.

Alla flessione della domanda concorrono, secondo l’Associazione, diversi fattori: il cambiamento delle abitudini delle nuove generazioni, la maggiore attenzione alla salute, il potere d’acquisto delle famiglie, la concorrenza di altre bevande e una diversa concezione della convivialità. Il fenomeno chiama quindi in causa le trasformazioni del mercato e dei comportamenti di consumo, oltre al prezzo pagato al ristorante. “Anche il tema dei ricarichi va letto in questa prospettiva. Per anni il sistema ha funzionato perché produttori, distributori, ristoratori ed enotecari operavano in un mercato in crescita. Oggi, con una domanda in calo e una minore rotazione delle bottiglie, emergono criticità che in passato rimanevano sullo sfondo. Più che la causa della crisi, il ricarico appare quindi il sintomo di un modello che deve evolvere” spiega Rossi.