Il cibo diventa un numero, un conteggio martellante, come quello degli esercizi fai-da-te, contenuti sponsorizzati che occupano Instagram e TikTok che ti inseguono per dire in coro quanto sia bello dimagrire e soprattutto dimagrire in fretta. Così ecco lo yoga sulla sedia, gli addominali al muro, il TaiChi casalingo, il calisthenics, e poi la dieta delle uova, «per snellire la pancia fino a 13 kg in tre settimane senza nessuno sforzo», la cheto, le tabelle nutrizionali, i supercibi, gli integratori alimentari, quelli vitaminici, l’equilibrio energetico e quando il digiuno intermittente non basta ecco l’apoteosi di quello idrico: un regime, ovviamente a pagamento, che ti spiega come perdere chili (estremi in un tempo inesistente) bevendo dei sostanziosi bicchieri d’acqua. Sono milioni i video adv che mostrano il prima e il dopo, donne create dall’Ia fortemente in sovrappeso che si stringono i rotoli con le lacrime e che ritornano serene nelle loro misere taglie grazie ai magici rimedi, mentre scatta il claim d’ordinanza: «C’è una speranza anche per te». Tra i contenuti più imbarazzanti in cui ci si imbatte con facilità ci sono le animazioni in stile Pixar dove la principessa fuori forma si vede rifiutata dal principe perché sullo sfondo passa una giovane magrissima, oppure lei che si ingozza di cibo spazzatura mentre lui le porge un micro bikini ma si ritrae con la delusione sul volto. Spesso sono bambine, che non riescono a entrare nei jeans troppo stretti perché hanno esagerato con la pizza. Dolcissime ma in carne e come insegna la nuova tendenza, del tutto fuori moda.La body positivity è durata un attimo, come profetizzava la satira di “South Park” (“Per i ricchi c’è l’Ozempic, per i poveri la body positivity”) e oggi viene accartocciata e lasciata in un angolo remoto della memoria senza dare fastidio, mentre le taglie tornano a restringersi, le calorie assumono l’aspetto del nemico da scongiurare e l’ordinario dimagrimento ricomincia a essere un obiettivo imprescindibile. Come una rivoluzione involuta, all’improvviso l’orologio del tempo smuove le sue lancette al contrario per ricondurre l’idea di serenità al corpo magro e scattante. E no, non è solo lo sbarco su questa terra lunare del recettore GLP-1 l’antidiabetico delle meraviglie che viene usato per la perdita di peso con una crescita, stando ai dati Aifa del 78,7 per cento.È l’accelerazione improvvisa verso un miraggio estetico, l’idea che per scacciare il disagio dei tempi complessi la soluzione plausibile sia quella della rinuncia in nome di una esaltante leggerezza. E sui social si coniano espressioni nuove di zecca, non più solo “Ozempic face” ma anche “Ozempic personality”, quella per cui non si cede più alla gola, il più longevo dei peccati capitali, ma neppure alle emozioni in genere, una sorta di nuova sfumatura della depressione che porta alla sottile diminuzione della capacità di provare piacere. E come scrive la social star di Instagram, il pastore Rick Warren nel suo libro, “The Daniel Plan”, «Perché mai Dio dovrebbe salvarti se sei obeso?».Improvvisamente precipitano nel passato remoto i tempi in cui sembrava di camminare dal lato giusto della storia amando il proprio corpo a prescindere dalle misure, quelli in cui i brand facevano a gara a chi urlava più forte l’affermazione del sé, quei tempi in cui Vogue, notorio tempio della magrezza, metteva in copertine addirittura tre donne cosiddette curvy. Decine di superstar che in quel tempo più o meno intenzionalmente si presentavano come rari simboli di ribellione contro la cultura delle diete cambiano radicalmente aspetto. In principio fu Adele. Poi Rebel Wilson. Lizzo. Meghan Trainor. Kelly Clarkson. Serena Williams. Mindy Kaling, Kelly Osbourne, Demi Moore, Bella Hadid. Oprah Winfrey. E sebbene alcune di loro attribuiscano la perdita di peso a diete ed esercizio fisico, ricorrono apertamente alle iniezioni. Molte celebrità che rinunciano al sovrappeso hanno esplicitamente dichiarato di aver tratto beneficio dai farmaci, esaltandone l’utilizzo.Nel report pubblicato da Vogue Business pochi mesi fa emerge che nelle oltre 180 sfilate dedicate all’Autunno-Inverno 2026/27 solo lo 0,7% delle top model presenti era plus-size, ovvero una taglia tra la 46 e la 48, quella che dovrebbe essere considerata ordinaria per la stragrande maggioranza dei corpi femminili. Intanto nei negozi di abbigliamento i magazzini si riempiono di capi invenduti considerati «troppo grandi» per la rapidità diffusa di perdita della massa corporea. E se fino a poco tempo fa la distribuzione delle taglie nei negozi seguiva lo schema equilibrato 1-2-2-1 (una taglia S, due M, due L e una XL), oggi si osserva un’inversione che solo a dirlo fa una certa impressione: più spazio alle taglie piccole, meno alle grandi e il nuovo modello diventa 2-2-1-1: più 38 e 40, poche 44, oltre neanche a parlarne.Così la prima conseguenza di questa deriva che nasce salutista e senza pensarci un attimo si trasforma in novella ossessione, riaccende con prepotenza l’abitudine di commentare il corpo delle donne e si scrutano zigomi e guance per cercare di carpirne il segreto. Avrà usato il farmaco? Perché non usa il farmaco? Se dimagrire è così facile scegliere di non perdere peso è incomprensibile, ma decidere di perdere peso usando una via troppo facile non va bene lo stesso. L’importante è che una scelta individuale diventi collettiva, venga trascinata a forza nella sua casella sociale, per cui se sei magra stai barando, se non lo sei stai sbagliando. Un’occasione ulteriore per targettizzare l’insicurezza, che siano i segni dell’acne da cancellare con pochi euro, la ruga di troppo da lisciare senza lasciare traccia. Persino Fiona, l’orchessa verde di Shrek che aveva scardinato in un colpo solo lo stereotipo della principessa Disney, nel quinto episodio in uscita il prossimo anno mostra lineamenti addolciti, la pelle quasi priva di texture e una fisionomia da insolita ventenne grazie a un lifting in piena regola seppur digitale.E anche la politica si appropria del corpo. La nuova destra lo vuole magro e quindi disciplinato, femminile, capace di procreare e di dare piacere, usando scampoli di cervello per raggiungere standard estetici perlopiù irraggiungibili anziché stare a perdere tempo dietro all’affermazione di sé. Nessuna novità, dunque, solo un già visto. La tradizione conservatrice americana ha sempre associato la disciplina fisica alla virtù morale, fino a considerare il sovrappeso una colpa. Come scrive Jessica Grose, opinionista del New York Times, «la destra ha sempre privilegiato la conformità di genere e, per le donne in particolare, promuovere una forma fisica impeccabile diventa un modo per tenerle concentrate sull’aspetto esteriore più che sulla mente. E Trump ha sempre detto di preferire le persone che sembrano uscite da un casting».Ben oltre la grassofobia, si passa alla normofobia, dal momento in cui alla prescrizione ponderata del medico curante che valuta la necessità dell’assunzione, si affiancano magici cerotti senza ricetta, un tocco di rosa sul polso per perdere la fame, o peggio, dottori che sussurrano a pazienti con pochi chili in più, di passare alle punturine per riacquistare un bell’aspetto subito, con un semplice schiocco delle dita. La rapidità della modifica corporea è il nuovo valore, il tutto e subito della leggerezza. Basti pensare che negli Stati Uniti gli abiti da sposa includono una liberatoria legale per le spose che assumono GLP-1 e che quindi possono perdere più taglie dalla prenotazione al ritiro del vestito. Secondo un sondaggio condotto su oltre 11.500 coppie dalla piattaforma di organizzazione matrimoni Zola, una coppia su dieci che sta pianificando le nozze quest'anno fa uso di questi farmaci, mentre una percentuale analoga sta valutando di farlo. E le aziende produttrici di pizzi a sirena stanno imparando a tutelarsi.Tutto questo ha un impatto la cui entità è ancora difficilmente misurabile ma i primi segnali d’allarme cominciano a farsi notare. L'indagine “Alla ricerca della perfezione: il benessere psicologico degli adolescenti lombardi raccontato da ragazze e ragazzi”, pubblicata a luglio 2026 da Fondazione The Bridge e Terre des Hommes Italia, rivela che 1 adolescente su 4 associa il concetto di corpo bello alla parola "magro", mentre solo il 20% pensa alla salute. E il ritratto che emerge dallo studio è quello di una generazione che vede, ancora, il corpo come primo responsabile del disagio. E che quindi va corretto, allenato, misurato grammo dopo grammo. E il rapporto con il cibo? Per il 20,5% degli studenti si lega a disagio, ansia, paura o sfogo. In altre parole, per circa un adolescente su cinque il cibo non è solo nutrimento o piacere, ma anche un terreno emotivamente difficile, a cui si aggiunge un ulteriore 13,7% che associa il cibo al controllo del peso, alle calorie, al grasso o alla dieta. Non solo. Quasi un adolescente su due afferma di conoscere coetanei che utilizzano integratori o sostanze per accelerare il dimagrimento o migliorare il proprio aspetto fisico, e l’esposizione ai contenuti social fa la sua parte. Gli adolescenti che dichiarano di vedere con maggiore frequenza contenuti su diete o integratori riportano infatti punteggi più bassi in tutte le dimensioni misurate dall’indagine: soddisfazione corporea, serenità nel rapporto con il cibo, benessere psicologico e funzionamento quotidiano. In altre parole, chi vede “molto spesso” contenuti su diete e integratori presenta un quadro di benessere più fragile.E mentre i filtri dimagranti su TikTok si moltiplicano, può essere utile buttare un occhio ai dati 2025 di Sinpia (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), secondo cui in Italia oltre 3 milioni di persone soffrono di disturbi dell’alimentazione. Nei primi anni Duemila erano 300.000.L’Istituto superiore di Sanità ha registrato a settembre 2025 un aumento del 27,5% di assistiti rispetto all’anno precedente, con oltre 850 ricoveri di cui 701 donne. Il ministero della Salute stima un incremento medio del 35% in Italia dal 2019. All’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma le nuove diagnosi sono aumentate del 60% nello stesso periodo e gli accessi al pronto soccorso sono raddoppiati. Numeri impegnativi, a esser cortesi, a cui si accompagna un dato da emergenza concreta: i disturbi alimentari sono oggi la seconda causa di morte tra le giovani donne dopo gli incidenti stradali, e l’età di esordio si è abbassata, con casi documentati anche tra gli 8 e i 10 anni.E viene il dubbio, neppure troppo sottile, che questo eterno ritorno alle costole in mostra, le clavicole esposte, le guance svotate e i muscoli a ogni costo in nome di un supposto salutismo estremo alla fine non sia granché salutare. Ma male che va si può sempre chiedere consiglio al procione.