Col titolo “Magri per forza” questa settimana L’Espresso dedica la copertina a un fenomeno che sta assumendo proporzioni allarmanti, quello dell’ossessione per un corpo magro a ogni costo.Il titolo scelto sintetizza una tendenza estetica, che negli ultimi tempi si è evoluta in un vero e proprio stato d’animo diffuso, che agisce nelle menti e nelle vite di tanti, soprattutto giovani.Ci troviamo di fronte a un’epidemia silenziosa: il dilagare delle diete ossessive, sostenuto da un bombardamento quotidiano di immagini e messaggi provenienti dai social media, che spingono verso modelli di bellezza rigidi e omologanti. Un gioco perverso che parte dal desiderio di stare bene con se stessi, per poi trasformarsi in una sorta di corsa al giudizio altrui, alimentata da app e programmi che promettono dimagrimenti rapidi e senza fatica, con conteggi minuziosi e ossessivi delle calorie. Un vero incubo psicologico, fatto di restrizioni continue e stress crescente che arriva nei casi estremi a creare un rapporto distorto con il cibo.La nostra inchiesta, firmata da Beatrice Dondi, ci mostra come la ricerca ossessiva e maniacale di diete efficaci, assume i tratti di una vera e propria religione laica: rinunce e sacrifici che diventano imperativi categorici, imposti da una società ossessionata dall’immagine, che ha perso il senso autentico del cibo, a volte vissuto ormai come un nemico. Si dimentica così la tavola come luogo di piacere, di convivialità, di scambio e di umanità. Un dato grave, su cui siamo tutti invitati a riflettere profondamente.Da qui riparte la nostra riflessione: la dieta deve tornare a essere qualcosa di sano prima di tutto a livello mentale. Ai nutrizionisti e ai dietologi seri spetta il compito di incoraggiare un’alimentazione varia, equilibrata e personalizzata e non regimi restrittivi e ciclici che fanno solo male. È fondamentale promuovere una cultura alimentare che supporti il benessere psicofisico, senza rinunce ossessive, ma con attenzione alle proprie esigenze individuali e con la giusta dose di flessibilità. L’attività fisica, il piacere del cibo, la convivialità e un rapporto sereno con il proprio corpo devono essere messi al centro.Nella nostra inchiesta facciamo luce anche sull’aumento dell’uso delle cosiddette “punture per dimagrire”: farmaci originariamente pensati per il diabete o l’obesità grave, ma diventati virali per via della popolarità sui social e per la disinvoltura con cui alcuni medici li prescrivono. Agiscono riducendo l’appetito e facendoci sentire sazi più a lungo, ma il loro utilizzo a scopi estetici solleva delicate questioni etiche e sanitarie, che non possiamo ignorare. Non sono una bacchetta magica, e il rischio di un uso indiscriminato e non giustificato resta alto.Un capitolo a parte dedichiamo agli integratori, considerati troppo spesso la via breve per la salute il cui consumo è in costante crescita anche sull’onda della medicina fai-da-te. Attenzione ai prodotti non autorizzati, che spesso danno indicazioni terapeutiche false e che quindi non sono solo inutili ma rischiano di essere anche dannosi.Nel trambusto di mode e ossessioni diventa fondamentale per tutti noi recuperare equilibrio e umanità, tornare a vedere il corpo non come un problema da risolvere, ma come un valore, una dimensione unica e diversa per ciascuno di noi. Solo così potremo spezzare finalmente la catena di “magri per forza”.
L’ossessione del corpo senza umanità
Un bombardamento di video e messaggi social spinge verso modelli estetici rigidi e omologanti










