“Per anni ho avuto un rapporto complicato con il cibo, ma ho fatto di tutto per nasconderlo. Da fuori sembravo una donna realizzata: un buon lavoro, una vita indipendente, una relazione felice. Nessuno immaginava qual che accadeva appena restavo da sola... mi rifugiavo nel cibo per calmare ansia, stress e frustrazioni. Era diventato un meccanismo automatico. Mangiavo per sentirmi meglio e subito dopo mi sentivo peggio di prima. Ho continuato così per anni, convinta che fosse un problema che dovevo risolvere da sola. Ma non lo affrontavo mai”. La storia di rinascita di questa settimana è firmata da Ginevra B., 37 anni, avvocatessa che vive a Roma. “Se sono riuscita a cambiare dall’oggi al domani è solo per merito del mio compagno”.

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Quando il cibo è diventato un rifugio “Se ripenso a quando tutto è iniziato, torno con la mente all'adolescenza. Ero una ragazza molto esigente con se stessa. Volevo andare bene a scuola, ottenere buoni risultati, non deludere nessuno. Quando arrivavano le interrogazioni più difficili o attraversavo periodi particolarmente stressanti, mi chiudevo in camera con pacchetti di patatine, biscotti o cioccolata. Mangiare mi dava una sensazione immediata di conforto. All'epoca non ci vedevo nulla di strano. Pensavo fosse solo un modo per rilassarmi. Negli anni, però, le responsabilità e i motivi di stress sono aumentati e con essi il desiderio di consolarmi con junk food. Quando ho iniziato a lavorare come avvocatessa, le giornate sono diventate sempre più intense. Tornavo a casa stanca, spesso dopo aver passato ore tra udienze, clienti e scadenze. Non avevo voglia di cucinare e finivo quasi sempre per ordinare qualcosa attraverso le app di consegna. Pizza, hamburger, dolci, qualsiasi cosa mi desse una gratificazione immediata. Era un circolo vizioso: più ero stressata, più mangiavo. Più mangiavo, più mi sentivo in colpa. E più mi sentivo in colpa, più cercavo conforto nel cibo. Quando ho conosciuto Fabrizio, il mio attuale compagno, gli ho nascosto tutto. Stavamo insieme da circa un anno e davanti a lui riuscivo a controllarmi. Uscivamo a cena, mangiavamo normalmente e per questo non sospettava nulla. Avevo paura che, se avesse scoperto questa parte di me, avrebbe smesso di vedermi come una donna forte e sicura. Così continuavo a vivere una sorta di doppia vita”.