Gianna, nome di fantasia, è atterrita dall’idea di doversi mettere in costume. Non si tratta della solita, ansiogena, prova costume, ma di molto di più. Quel malessere cupo e sordo che attanaglia ogni suo pensiero, azione, atto mancato è diventato un fedele compagno di vita. Gianna non vive più, non respira, pensa in maniera ossessiva al cibo, al conteggio delle calorie ingerite, al corpo da esibire e alle foto da fare, modificare e postare. Ai primi tepori di marzo, Gianna inizia i suoi allenamenti estenuanti in palestra: non salta un appuntamento con il suo allenatore che nel tempo è diventato il suo guru, il suo confessore, il suo tutto. È ossessionata dall’idea di doversi mettere in costume e di denudarsi, ossessione che trasferisce dentro la sua coppia e poi in camera da letto. Nonostante il suo rapporto di coppia sia saldo, durante l’estate la qualità della sua relazione risente fortemente dell’ansia immotivata e tremendamente dilagante che appartiene alla sua vita da sportiva. Ogni azione, pranzo, pasto evaso, conteggio chirurgico delle calorie viene finalizzato alla prova costume. Il compagno, che chiameremo Stefano, spererebbe di vivere una sessualita vibrante, soprattutto in vacanza, scorporata dalla routine dei ritmi incalzanti che caratterizzano la loro vita quotidiana, ma questo non accade mai. Per la coppia l’estate è la stagione più a rischio di crollo emotivo e di calo del desiderio sessuale. LEGGI ANCHE: - Memoria corporea dell’amore Estate, nudità, corpi perfetti da mostrare e postare L’estate, purtroppo, porta con sé un racconto quasi universale: è la stagione della libertà, del sole che scalda la pelle, della leggerezza e del risveglio dei sensi. Insomma, l’estate sembra essere la stagione del benessere scontato, quasi obbligatorio. I media e i social descrivono i mesi caldi come un palcoscenico ideale per una sessualità vibrante e senza pensieri. Ma siamo veramente sicuri che sia così? Per molti dei miei pazienti, la realtà clinica e psicologica racconta una storia completamente diversa. Con l’arrivo del caldo, gli abiti si accorciano, i tessuti si fanno leggeri e svolazzanti, il corpo si scopre e si espone. Per chi convive a fatica con il proprio corpo e con la propria immagine allo specchio, e duella con l’ago della bilancia da gennaio a luglio, questa transizione metereologica non coincide con un senso di libertà e tanto meno di benessere. Al contrario, segna l’inizio di quella che potremmo definire la trappola del corpo perfetto da esibire in spiaggia. Un’ansia da esibizione visiva che si ripercuote poi in camera da letto, compromettendo il desiderio e congelando l’intimità nonostante le temperature elevate. Chi ne soffre è talmente impegnato ad occuparsi del proprio corpo che non ne beneficia più. Il corpo diventa una macchina da guerra: da modificare, stressare, maltrattare, oltraggiare e poi da esibire. Smette di essere il tempio del benessere e dell’intimità e diventa una sorta di strumento da mostrare - e torturare -, di cui non beneficiare: sede di ansie e di angosce profondissime. LEGGI ANCHE: - Che cosa è il vaginismo? Dal bagnasciuga all'alcova: lo sguardo giudicante Durante l’anno, la routine e i vestiti stratificati offrono una sorta di protezione visiva, un abbraccio rassicurante che lenisce o cela paure e difficoltà. L’inverno con il suo freddo permette di abitare il corpo con una certa distrazione e affettuosa tolleranza. L’estate, invece, non perdona. Impone con il suo caldo e le sue mode una costante esposizione al giudizio sociale. La cultura della dieta e dell’ostentazione social fomentano l’idea che esista una sorta di passaporto di idoneità fisica per poter godere del sole e del mare, e del benessere sessuale. La magrezza equivale a bellezza e la tonicità ad una sorta di zona di conforto all’interno della quale scatta una sorta di meccanismo di protezione. In questo turbinio di emozioni contrastanti e di chiaro disagio psicologico, non c’è spazio per un rapporto armonioso con il corpo e con i sensi, e con l’altro. Lo sguardo che non perdona Il problema più ingravescente sorge quando questo sguardo giudicante - esterno e interno, interiorizzato - viene portato sotto le lenzuola. Quando l'insoddisfazione per la propria immagine corporea (body dissatisfaction) è elevata e straripante, l'incontro intimo con il partner smette di essere un momento di piacevolezza e scambio, di condivisione e abbandono, per trasformarsi in una vera e propria performance ginnica ed estetica.
La trappola del corpo perfetto da spiaggia. Quell’ansia da esibizione che spegne l’intimità
Nuova puntata della rubrica “Amore non è solo amare” della dott.ssa Valeria Randone (www.valeriarandone.it), psicologo e sessuologo clinico. Se avete domande o…








