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Nei laboratori di embriologia, dei centri dove vengono eseguite le procedure per la fecondazione assistita, sono estremamente rari gli incidenti come quello avvenuto al San Raffaele di Milano, dove per errore è stato trasferito in una donna un embrione di un’altra coppia. Nei laboratori ogni passaggio viene eseguito in modo estremamente rigoroso, tanto che c’è sempre una persona che svolge le procedure e un’altra che controlla ogni azione. Un po’ come fanno i piloti degli aerei. Il doppio controllo è attivo in ogni fase della procedura, dal prelievo degli ovociti da fecondare fino al trasferimento dell’embrione per avviare la gravidanza, la fase in cui è stato commesso l’errore al San Raffaele.
Nei laboratori di embriologia si eseguono le tecniche che permettono di avere figli a chi non riesce a concepire con un rapporto sessuale, come le fecondazioni in vitro, cioè l’unione di ovuli e spermatozoi per ottenere l’embrione da trasferire nell’utero di chi porterà avanti la gravidanza.
Catello Scarica, presidente della Società Italiana Embriologia Riproduzione e Ricerca (SIERR), spiega che la normativa che stabilisce i criteri per garantire la sicurezza e la qualità delle pratiche di fecondazione assistita è articolata e rigorosa. I princìpi generali sono fissati dalla legge 40 del 2004, quella che disciplina la fecondazione assistita in Italia; poi ci sono le linee guida del ministero della Salute e gli accordi Stato-Regioni, recepiti con normative regionali, che stabiliscono i vari requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici da rispettare nei centri di fecondazione assistita, così come tutte le regole per la manipolazione del materiale biologico.













