Il lavoro abbondante senza produttività diventa povero
Occupazione ai massimi, salari reali ancora sotto il 2021. La vera emergenza italiana non è il numero dei posti ma il valore che ciascuno produce
Rosario Cerra
Powered by
Un paese può tenere l’occupazione ai massimi storici e, nello stesso anno, impoverire chi lavora. L’Italia ci è riuscita. A giugno, dice l’Istat, gli occupati sono 24 milioni e 310mila, 131mila più di un anno prima; la disoccupazione è risalita al 5,7 per cento, sospinta da centomila inattivi tornati a cercare un lavoro. Eppure i salari reali restano inferiori del 6,1 per cento rispetto all’inizio del 2021: il divario più ampio fra le grandi economie dell’area Ocse, che nello stesso periodo è cresciuta in media del 4,9. Andrea Garnero, l’economista che per l’Ocse ha curato la scheda italiana dell’ultimo Employment Outlook, ha tradotto la distanza in una misura che non richiede grafici: a parità di potere d’acquisto, ogni lavoratore italiano sta regalando circa venti giorni di lavoro l’anno rispetto a cinque anni fa.









