Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiI dati diffusi dall’Istat negli ultimi giorni mostrano un Pil in crescita dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell'1% su base annua (in linea con la Ue). Gli occupati restano stabili a 24,3 milioni, mentre il tasso di occupazione rimane fermo al 62,9% (71% in Eu). Nello stesso tempo i disoccupati aumentano di 97 mila unità (poiché gli inattivi diminuiscono di oltre 100 mila unità rientrando quindi nella categoria dei disoccupati); la disoccupazione giovanile è al 18,4% (circa il 15 in Ue). Il tasso di partecipazione al mercato del lavoro è solo al 66,7% (contro il 75,7 della Ue).

Esaminare in maniera puntuale questi dati ad ogni diffusione rischia di assomigliare all'attività di un medico che si limita a misurare la febbre di un paziente. Se la temperatura scende è un buon segnale, se sale è un cattivo segnale, ma finisce lì la sua analisi; non si domanda perché la febbre sia diminuita o aumentata. Lo stesso errore si commette quando si leggono i dati Istat isolandoli dalla loro prospettiva storica. Un aumento più o meno accentuato del PIL, degli occupati o dei disoccupati rappresenta certamente un segnale, ma il dato puntuale dice poco.