Il nuovo rapporto sull'occupazione realizzato e pubblicato dall’Ocse con un focus sull’Italia fotografa un Paese spaccato in due, dove la crescita record dei posti di lavoro convive con un serio impoverimento dei lavoratori. Se da un lato il tasso di occupazione ha raggiunto il picco storico del 62,8% e la disoccupazione è scesa al 5%, gli esperti segnalano che questa vitalità è smentita dal fronte retributivo. Il dato più allarmante del report evidenzia infatti come i salari reali in Italia siano inferiori del 6,1% rispetto ai livelli del 2021. Si tratta della contrazione più pesante tra tutte le grandi economie mondiali, un primato negativo che certifica come l'inflazione abbia letteralmente divorato il potere d'acquisto delle famiglie, lasciando il Paese in fondo alle classifiche internazionali.
Questo drammatico crollo dei salari reali del 6,1% non è solo una percentuale statistica, ma si traduce in un impatto tangibile sulla vita quotidiana dei lavoratori. Gli analisti hanno calcolato che questa perdita equivale a svolgere circa 20 giornate lavorative all'anno senza ricevere alcuna retribuzione. Nessun'altra grande economia avanzata ha registrato un divario così profondo rispetto al periodo pre-pandemico, segno che la fiammata dei prezzi al consumo ha colpito l'Italia con una violenza doppia. I timidi incrementi delle buste paga nominali si sono rivelati del tutto insufficienti a compensare questa erosione, trasformando il lavoro in una barriera non più bastane a garantire la sicurezza economica.













