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Rita Querzè

Il nuovo calo si sommerà al meno 6,1% accumulato dal 2021. Recupero dello 0,2% previsto nel 2027: l’Italia ai vertici della classifica dei Paesi in cui le retribuzioni reali scendono di più (seconda solo alla Nuova Zelanda)

Presentato il rapporto annuale Ocse sul lavoro, con una scheda di approfondimento su ciascuno dei 38 Paesi che fanno parte dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. L’Italia continua a essere ai vertici della classifica dei Paesi in cui le retribuzioni reali calano in di più (al secondo posto dopo la Nuova Zelanda). Rispetto al primo trimestre del 2021 abbiamo accumulato un -6,1%. Il problema è che, secondo l’Ocse, il calo continuerà nel 2026, con un altro -0,9%. I prezzi - complice anche la nuova fiammata sui costi innescata dalle tensioni nel Golfo Persico - stanno infatti crescendo più degli stipendi.

I tre nodiCome si può affrontare l’anomalia italiana dei salari reali che non solo non crescono ma addirittura scendono? «Le questioni da affrontare sono essenzialmente tre - dice l’economista Ocse Andrea Garnero -. La prima è legata al fatto che l’Italia ha una struttura economica in cui hanno un ruolo molto importante i settori a più basso valore aggiunto. La seconda è legata al fatto che la contrattazione collettiva è troppo lenta nel recupero dell’inflazione. Perché i contratti nazionali sono rinnovati se va bene ogni tre anni. La terza riguarda il fatto che anche la contrattazione aziendale e individuale garantiscono ben pochi aumenti».