Il recente caso di Cremona con il “tesoretto” di 170 milioni di vecchie lire lasciate in eredità da un’anziana ai frati cappuccini riapre, quantomeno a livello di cronaca, un dibattito che prosegue da anni in Italia: quello sull’impossibilità di convertire la vecchia moneta nazionale in euro.
Una disputa che a livello legale sembra ormai e chiusa, nonostante i ricorsi e le cause collettive mossi da vari gruppi di cittadini e consumatori per ottenere una riapertura generale dei termini per tutti i possessori di lire. La giurisprudenza lascia poche speranze: il termine ordinario prescritto dalla legge è scaduto e le operazioni di cambio da parte di Banca d'Italia sono definitivamente concluse, a meno che non si rientri in una singola fattispecie piuttosto rara. Ma andiamo con ordine. Banconote di vecchie lire: valgono solo per i collezionisti
La storia
La scadenza iniziale per la convertibilità della lira fu fissata al 28 febbraio 2012, dieci anni dopo l'entrata in vigore nel 2002 della nuova moneta unica con tutte le polemiche e le speculazioni che ne seguirono. Un lasso di tempo che venne considerato sufficiente per permettere a tutti i possessori di vecchie lire di procedere all’operazione, dopo aver eventualmente scoperto vecchi tesori in soffitta o, più frequentemente, fatto rientrare capitali dall’estero.








