Ha trovato dei soldi in un vecchio mobile dimenticato. Sono delle Lire, non più in corso da anni e - secondo la norma - non sarebbero più convertibili in euro. Solo che la scoperta del signor Mario di San Giovanni La Punta riguarda una quantità di denaro molto alta: 97 milioni del vecchio conio. E la conclusione della vicenda sembra meno scontata di quanto si potrebbe pensare.
L'uomo ha inizialmente contattato la Banca d'Italia, alla filiale di Catania, per chiedere informazioni per effettuare il cambio. La risposta: non era più possibile convertire il denaro essendo ormai trascorsi dieci anni dall'entrata in circolazione dell'euro (2002). Questo è accaduto a settembre del 2015 e, dopo una corrispondenza fitta, e una diffida alla Banca d'Italia durata anni, oggi l'uomo ha deciso di ricorrere al Tribunale di Roma, tramite l' Associazione Italia che si occupa al livello nazionale del cambio lire euro e del rimborso di buoni postali e Titoli di credito in lire, per la conversazione forzata.
Il caso, però, non si chiude qui: attualmente in Italia esiste una prescrizione ordinaria decennale per l'esercizio dei diritti di credito (come sostiene Bankitalia) - prescrizione che non esiste in tutti gli altri Paesi della Comunità europea dove è ancora possibile "cambiare" in euro l'ex moneta nazionale - è altrettanto vero che il termine iniziale dei dieci anni decorre da quando il soggetto può far valere il proprio diritto (art. 2935 c.c.). Nel caso del signor Mario la prima richiesta di conversione risale al 2016 (quindi nemmeno un anno dopo la scoperta del tesoretto), e la richiesta vale come atto interruttivo che fa decorrere ex novo la prescrizione. A questo si aggiungono una serie di diffide alla Banca d'Italia, tra le quali quella del 2016, che ha spostato a quest' anno il termine di dieci anni per il cambio. Sarà ora l' Autorità Giudiziaria a decidere sulla vicenda.







