«Meravigliosa. Proprio così, meravigliosa». Non ha dubbi Gaetano Curreri quando gli si chiede cosa rappresenti per lui la Sicilia. È la prima parola che gli viene in mente. E forse non potrebbe essere altrimenti per il fondatore e leader degli Stadio, che all’Isola è legato da un filo profondo fatto di radici familiari, ricordi ed emozioni, come emerge dalle sue prime riflessioni riguardo alla Trinacria. «La Sicilia – afferma perentorio - per me significa mio padre Vincenzo e mio nonno Ignazio. È da loro che nasce il mio legame con questa terra». Il padre lasciò Sciacca ancora giovane per trasferirsi in Calabria, a Vibo Marina, dove lo stesso Curreri trascorse i primi sette anni della sua vita. «Papà – prosegue - partì in cerca di lavoro e fu lì che conobbe mia madre. Io sono nato in Romagna, ma le mie radici sono sempre state anche siciliane».
E con il trascorrere del tempo quel legame con l’Isola si è rafforzato ancora di più. Ad Acireale, nel 2003, durante un concerto di Carnevale, Gaetano Curreri ha vissuto un momento difficile che oggi preferisce ricordare come una rinascita, resa possibile anche grazie all’intervento del medico Salvo Strano, che allora lo soccorse e che oggi è primario di Chirurgia toracica dell’ospedale "Garibaldi" di Catania. Un rapporto di stima e riconoscenza che negli anni non si è mai interrotto, anzi. Da allora ogni ritorno in Sicilia ha assunto un significato ancora più profondo. La musica, invece, è entrata nella sua vita presto, prestissimo.






