Se uno spettacolo si chiama «Io sono le mie canzoni» ci si chiede, dopo oltre quarant’anni di carriera, quanto sia vero che un artista finisce per coincidere con quello che scrive. «Credo sia inevitabile - risponde Gaetano Curreri, cuore e anima degli Stadio - Le canzoni sono il modo più sincero che conosco per raccontarmi. Magari non parlano sempre di me in maniera diretta, ma dentro c’è sempre qualcosa che ho vissuto, osservato o sentito profondamente. Alla fine un artista non coincide con la sua immagine, ma con quello che lascia nelle sue canzoni. È lì che rimane la sua verità». E proprio «Io sono le mie canzoni» è la serata che arriva domani 1 agosto al Parco Due Mari di San Giorgio Jonico per il Fiorino Future Festival. Un'idea dello stesso Curreri che, insieme a Roberto Drovandi e Andrea Fornili, storici componenti degli Stadio, un ensemble di musicisti e un nutrito corpo di ballo proporrà una serie di successi entrati nella memoria collettiva, da «Acqua e Sapone» a «Grande figlio di puttana» e «Chiedi chi erano i Beatles», fino alle tante collaborazioni del cantante che omaggia Vasco Rossi, Lucio Dalla, Patty Pravo, Laura Pausini.

Curreri, gli Stadio sono nati in un’epoca in cui la musica era incontro, sperimentazione e rapporto umano. Oggi cosa è rimasto di quella dimensione nel modo di fare musica?