Il cantautore milanese, in concerto a Carpi, tra ricordi e sguardi verso l'avvenire, emoziona raccontando, attraverso le sue canzoni, la storia di una umanità in affanno ma che non si arrende. IL RACCONTO
Un viaggio dagli anni Settanta a oggi in poco meno di due ore. Ma quello di Eugenio Finardi è qualcosa di più di un concerto, è un viaggio esperienziale perché tra le canzoni ci sono racconti ma anche una lucida lettura della nostra epoca. Piazza Re Astolfo è affollata per la tappa di Carpi di questo tour ribattezzato Tutto Finardi e che vede il cantautore di Milano accompagnato da una band dotata di grande sensibilità e formata da Giuvazza Maggiore (chitarra, loop e cori), Maximilian Agostini (tastiere, basso e cori), e Claudio Arfinengo (batteria e percussion). Cui si aggiunge Andrea Pintaldi, l'angelo custode di Eugenio, un persona dal cuore grande, il cui pensiero arriva spesso prima delle richieste. Per Eugenio Finardi Carpi è in primis ricordi: intato è la sede di Imarts - International Music And Arts ovvero "l'agenzia che spaccia in miei concerti in giro per l'Italia. Poi ho suonato tanti anni fa qui al Picchio Verde, sono stato al Picchio Rosso di Formigine, altro luogo storico, e ricordo una volta proprio a Carpi, che ha iniziato a piovere così forte che il concerto lo ho fatto sotto i portici". Il live è una perfetta alchimia tra i suo brani storici e l'ultimo album che si intitola Tutto ed è uscito nel 2025, a undici anni di distanza dal precedente Fibrillante. Per me Eugenio Finardi è ricordi, è poesia: se oggi dovessi fuggire su un'isola deserte tra i dieci dischi che porterei con me ci sarebbe senza ombra di dubbio Diesel, album del 1977 strepitoso, quello che lo ha consacrato e ha rafforzato una credibilità intellettuale, oltreché artistica, che era già emersa nel precedente, di un solo anno, Sugo (quello, tra gli altri brani, di La Radio e Musica Ribelle).








