Un nuovo singolo, «Baciamoci»”, un libro che sarà presentato al Salone del libro, l’intervento di domani alle Ogr per la Fondazione Umberto Veronesi, la lunga marcia verso il primo live al Forum di Assago in calendario tra un anno: gli Eugenio in Via Di Gioia non stanno mai fermi. Se ne fanno portavoce il frontman Eugenio Cesaro e il batterista Paolo Di Gioia. Intitolare un libro “Storia di una band che non si è ancora sciolta” è un esorcismo, un elisir di lunga vita?Eugenio: «No, perché vorrebbe dire che siamo spaventati dall’idea di scioglierci, e non ci abbiamo mai pensato». Scrivere a otto mani è stato anche un modo per sottolineare la vostra identità collettiva, a volte forse un po’ oscurata dalla figura di Eugenio?Paolo: «In realtà scrivere due capitoli a testa ci è venuto naturale, perché siamo davvero un gruppo democratico. Eugenio è il frontman, ma lascia spazio a tutti alla pari». Avete fatto leva su un diario di bordo o vi siete dovuti spremere le meningi per ricordare storie e aneddoti?Paolo: «Alcuni momenti sono iconici, ci ridiamo su da anni. Per il resto, c’è chi prende appunti strada facendo e chi, come me, no». Eugenio: «Io in certi periodi mi segnavo tutto. Ma l’archivio più ricco è quello di Emanuele Via, ha sempre la videocamera in mano, però non per i social, per documentazione. Lo prendevamo in giro, poi ci siamo resi conto del valore di quel materiale». Nel libro parlate di un boom di opportunità per suonare dal vivo in città tra il 2013 e il 2014 e di una successiva restrizione degli spazi, fino alla pandemia: come va oggi?Paolo: «Ci sono state chiusure importanti, ma c’è anche chi continua a offrire spazi, penso all’Off Topic e al Magazzino sul Po. Il problema di Torino non è tanto trovare posti per suonare dal vivo, quel che manca è il passo successivo: le infrastrutture per crescere artisticamente». Eugenio: «C’è anche l’Imbarchino che fa delle cose, e poi festival come “Sotto il cielo di Fred”, il mio preferito. Il problema delle infrastrutture lo abbiamo, un esempio controcorrente è quello di Antro, in San Salvario, che mette a disposizione lo spazio per la preparazione di concerti, per eventi o momenti di formazione. È una cosa che periodicamente facciamo anche noi con il nostro studio vicino a piazza Massaua, accogliendo artisti emergenti: a volte proponiamo in anteprima le nostre canzoni, loro ci mostrano i rispettivi video, si condividono idee, si scambiano punti di vista». Come immaginate il futuro della palazzina ex Askatasuna?Paolo: «Forse proprio così, come un luogo aperto ai giovani, agli universitari, dove ciascuno porta idee e ci si confronta, dopodiché si valuta la ricaduta sul territorio. Un altro esempio interessante è il Kontiki, gestito da Fridays For Future in Vanchiglietta con questo spirito». Cosa succederà domani alle Ogr?Paolo: «Suoneremo qualche brano, il posto ci piace molto e siamo felici di contribuire a una cena di raccolta fondi per la Fondazione Veronesi, quando si può utilizziamo la nostra visibilità per promuovere iniziative di carattere sociale». Poi il 16 maggio sarete al Salone del Libro…Eugenio: «Con Arturo Brachetti, ma non ci siamo organizzati, preferiamo la sorpresa». Tra un anno, infine, sfiderete il gigantesco Forum di Assago: come mai non l’Inalpi Arena?Eugenio: «Per facilitare la mobilità dei fan, da Torino, da Genova, da Trento… Però è solo un primo step nei palazzetti, speriamo di potere in seguito suonare anche all’Inalpi».
Eugenio in Via Di Gioia: “Torino perfetta per i live, ma senza spazi per gli artisti”
La band domani alle Ogr per un concerto di beneficenza: «Askatasuna? Diventi un posto per studenti e giovani del quartiere»






