Pavia. In una giornata rovente come quella di ieri , cose banali durante l’anno come una panchina e la presenza di un albero rappresentano opportunità da cogliere al volo. Complici le vacanze, la città è abbastanza vuota, ma chi è rimasto (e non ha la casa climatizzata) ogni giorno cerca di sfruttare quelli che il Comune chiama rifugi climatici. Ieri a Pavia si sono toccati di nuovo i 38 gradi, sono giorni che le minime non scendono sotto i 20. I rifugi climatici A Pavia ce ne sono 45: si tratta di aree con panchine, verde ed alberi dove si può sfuggire, seppur per poco, al caldo torrido che da diverse settimane non molla la presa. A dire il vero in città ne usufruiscono in pochi ma, osservando bene, durante la giornata si possono incrociare storie diverse, persone accomunate da un solo obiettivo: sfuggire alla canicola. Facile imbattersi in qualcuno un po’ stravolto, in zone ombreggiate e dotate di panchine come alla Fontana dei Marinai, sotto l’allea di viale Matteotti oppure nei cortili universitari. Nel primo caso il plus dell'acqua non è di poco conto, dato che la fontana di piazzale Emanuele Filiberto è ritornata in funzione giusto due giorni fa. Su una delle panchine in legno è seduta Sofia, 53 anni: ha con sé l’immancabile bottiglietta d'acqua, il ventaglio e un libro. A quell’ora le piante sono un buon riparo dal sole, spiega: «Lavoro come badante nel palazzo vicino e ogni giorno ho due ore di tempo libero; venire qua mi permette di distrarmi. In casa c'è l’aria condizionata, ma ho bisogno di stare fuori e allora ho trovato questo luogo. C'è un po’ di ombra ed il rumore dell'acqua è rilassante». Con agosto anche la vicina università smette di pullulare di persone, ma qualcuno nel primo pomeriggio è intento a lavorare sul computer portatile. L’abbigliamento non è propriamente da ufficio (maglietta e pantaloncini corti), ma il piglio invece sì. Lorenzo, 26 anni, quest’estate ha dovuto rinunciare alle vacanze: c'è un progetto da terminare e poche risorse per allontanarsi da Pavia. «Arrivo dalla Sicilia – racconta indaffarato –, ho studiato qua e sto preparando un progetto per una società che dovrebbe assumermi. È vero, sono laureato, però da poco, vivo ancora come uno studente: sono in affitto e non ho l’aria condizionata a casa, credo sia una situazione comune a tanti come me. Approfitto della calma di questo cortile e dell’ombra per sentirmi meno solo e meno accaldato». Usciti dall’ateneo, per giungere all’allea di viale Matteotti prima c’è da imbattersi in una piazza Petrarca talmente arroventata che gli alberi poco distanti assumono le sembianze di un miraggio. Per essere agosto c'è ancora un buon via vai tra le panchine occupate equamente da ragazzi stranieri e persone anziane. Su una di esse, da poco ripulite da Asm, è seduto l’80enne Ercole: «Ho l'aria condizionata in casa, ma non riesco a stare chiuso tutto il giorno. Vivo qua vicino e quindi vengo a sedermi per passare una mezz’oretta. Guardo le persone, sento i rumori delle macchine: un modo per sentirsi vivi e non rinchiudersi in casa. Magari ci si concentra su qualcosa che attira l'attenzione e per pochi istanti la sensazione di caldo sparisce dalla mente». Questo, però, è solo uno spaccato della quotidianità cittadina perché i bar ancora aperti (pochi) ospitano persone palesemente alla ricerca di una protezione dal caldo, così come i centri commerciali. Insomma, ci si arrangia. Dopo un giro in città e qualche chiacchiera, la lezione è che basta poco: si può combattere il grande caldo anche seduti sotto le fronde in compagnia di un libro o di una città che scorre davanti agli occhi come un film al rallentatore.
Senz’aria condizionata in casa, a Pavia si cerca l’ombra per fuggire l’afa
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